Un sito internet per combattere la fame in Africa

Si chiama Crop Calendar, l'ha creato la FAO, e indica quali piantagioni coltivare in quali zone

«Le colture sono una questione fondamentale nella lotta all'instabilità alimentare e al cambiamento climatico»

La FAO (l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha aperto un sito internet per guidare i donatori su quali siano le giuste piantagioni con cui coltivare le aree degli stati africani colpite da allagamenti e altri disastri naturali. Gli aiuti agricoli sono un campo in continua crescita nel corso degli ultimi anni, a cui prendono parte tanto donatori quanto aziende private. «Quando c’è un’emergenza bisogna sapere immediatamente cosa deve essere piantato e cosa crescerà» ha detto un portavoce della FAO a Reuters.

Lo strumento creato dalla FAO si chiama Crop Calendar, ha un database che copre 43 nazioni africane e contiene informazioni su più di 130 diverse colture, collocate in 283 aree “eco-agricole”. Gli utenti possono andare online, selezionare un paese, la specifica area agricola e il tipo di coltura che si vuole far crescere. Lo strumento risponde indicando i momenti in cui la coltura va piantata e poi raccolta.

«Le colture sono una questione fondamentale nella lotta all’instabilità alimentare e al cambiamento climatico» ha detto Shivaji Pandey, il direttore del dipartimento FAO per la produzione e la protezione delle piante. «Scegliere la coltura giusta è di importanza cruciale sia per migliorare la qualità della vita nelle zone povere e affamate sia per combattere i cambiamenti climatici.

Durante la crisi alimentare del 2008 — quando i prezzi dei beni primari sono cresciuti a dismisura, e in molti non erano più in grado di sosterne le spese — nei paesi in via di sviluppo sono arrivati semi e fertilizzanti per miliardi di dollari che, in certi casi, hanno sollevato diverse critiche. Ci sono state proteste contro la multinazionale Monsanto e contro gli Stati Uniti per aver donato ad Haiti semi di colture ibride, definiti “pillole di veleno” perché trattati con sostanze chimiche tossiche. Un recente studio dell’Università dell’Anglia Orientale, in Inghilterra, ha stabilito che degli aiuti agricoli mal progettati possono addirittura intralciare e rallentare il recupero di una nazione da un’emergenza.