La Finanziaria salva il governo fino a Natale?

Le opposizioni presentano una mozione di sfiducia da non calendarizzare troppo presto, ma non sembrano in grado di controllare la situazione

15,30. Rosy Bindi aggroviglia ulteriormente: «Basta la sfiducia in una delle due Camere. E noi chiederemo che in ogni caso si voti anche a Montecitorio, anche se il voto al Senato precedesse quello della Camera. Questo anche se alla Camera aveva la fiducia. Il Pdl legga la Costituzione: per sfiduciare il governo basta la sfiducia in una sola delle due Camere». E dice anche che la sfiducia può arrivare prima dell’approvazione della Finanziaria: «Certo che è possibile e d’altro canto mi sembra ci sia un’accelerazione. Ma la mia è una risposta tecnica, basata sulla conoscenza dei regolamenti. Non significa certo che la legge di stabilità non sia approvata, anzi».

14,48. Michele Ventura,vicepresidente vicario del Gruppo del Pd alla Camera: «A questo punto di confusione e di logoramento dei rapporti interni alla maggioranza, abbiamo sentito il dovere di un atto parlamentare per discutere la sfiducia contro il governo. Le conseguenze del profondo conflitto all’interno della destra si ripercuotono in modo drammatico sulla vita del Paese che ha bisogno di un governo in grado di affrontare le emergenze economiche. Chiediamo perciò una rapida calendarizzazione della mozione di sfiducia e facciamo un appello a tutti i deputati per un atto di responsabilità non rinviabile, cioè impedire al governo Berlusconi di continuare a galleggiare e consentire l’apertura di nuove prospettive.»

14,44. Il testo della mozione di sfiducia: «La Camera, preso atto che il Governo non ha più il compiuto sostegno dell’originaria maggioranza, considerato che la permanenza in carica dell’esecutivo non consente di affrontare e risolvere alcuno dei gravi problemi del Paese, esprime ai sensi dell’articolo 94 della Costituzione, la propria sfiducia al Governo»

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PD e Italia dei Valori oggi hanno presentato alla Camera una mozione di sfiducia nei confronti del Governo. Il PdL ne sta presentando al Senato una di fiducia a favore del Governo: al Senato la maggioranza è più solida, alla Camera – coi finiani dissidenti – molto meno.  Adesso tutto si aggroviglia con la necessità di votare la Finanziaria.

Come abbiamo scritto stamattina, la spiegazione della scarsa fretta mostrata finora dalle opposizioni rispetto a far cadere un governo molto traballante sta nel precipizio in cui la crisi trascinerebbe tutti quanti: ovvero la mancata approvazione della “Legge di stabilità”, confidenzialmente nota come “la Finanziaria”. Il Presidente della Repubblica ha infatti pubblicamente e privatamente chiesto che sia approvata nei tempi previsti: e non per suo capriccio personale.

Giorgio Napolitano vuole l’approvazione della Finanziaria prima della caduta del governo per non esporre il paese a un periodo di forte instabilità non solo politica, ma anche economica in un momento già fortemente condizionato dalla crisi. Stamattina lo spiegava sulla Stampa Federico Geremicca, accusando chi veda nella richiesta di Napolitano un tentativo di “salvare” il governo:

Che l’Italia sia alla vigilia di una importante emissione di titoli di Stato, poco importa: e ancor meno, probabilmente, pesa la preoccupazione che in uno scenario ulteriormente compromesso i tassi d’interesse possano schizzare alle stelle, come è accaduto in Irlanda. Irrilevante – evidentemente – deve esser considerato il fatto che la manovra di bilancio possa servire a ridare un po’ d’ossigeno a enti locali in ginocchio per i precedenti tagli o a indirizzare quel po’ di risorse disponibili verso i settori maggiormente in crisi.

In questo preciso momento, ragionano gli analisti, l’Italia non si può permettere un ulteriore aggravarsi della crisi di governo. Il percorso per approvare la Finanziaria è lungo e terrà occupato il Parlamento fino a metà dicembre, dunque non ci sono i tempi per chiudere un’esperienza governativa, aprire nuove consultazioni, creare un governo con una nuova maggioranza e votare infine una Finanziaria forzatamente simile a quella in fase di approvazione in questi giorni.

Tutto questo entra in pericoloso conflitto con la mozione di sfiducia appena presentata dalle opposizioni, che l’hanno accompagnata a una dichiarazione di responsabilità rispetto alle scadenze relative alla Finanziaria. Ma nel clima attuale e nel caos politico parlamentare, pensare che ci sia una responsabilità a cui affidarsi è un grosso azzardo.

Il percorso alla Camera della legge di stabilità finirà il prossimo 19 novembre, poi il testo della legge passerà al vaglio del Senato. A partire dal 22 novembre, la Finanziaria sarà esaminata per almeno tre settimane dalle Commissioni del Senato, con almeno due settimane di lavori per la sola Commissione Bilancio. Nell’aula, la legge arriverà probabilmente il 13 dicembre e la discussione andrà avanti fino al 17, giorno in cui dovrebbe essere votata dal Senato. In caso di modifiche, la legge dovrà poi tornare alla Camera per un’ultima votazione e l’approvazione definitiva.

Accorciare i tempi parlamentari, rendendoli compatibili a una rapida crisi di governo, potrebbe essere tecnicamente possibile, ma si tratterebbe comunque di una scelta mai adottata prima nella nostra storia repubblicana. Per comprimere il calendario e modificarlo dovrebbe esserci l’accordo di tutti i Gruppi parlamentari, che dovrebbero approvare le deroghe ai regolamenti per stringere i tempi. Uno scenario molto improbabile, che lascia quindi sul tavolo il calendario che prevede una approvazione definitiva a ridosso della pausa natalizia dei lavori parlamentari.

Come pensa il PD di far convivere la mozione di sfiducia con la necessità di approvare la Finanziaria? Prendendosi dei grossi rischi. È già partita una gara di calendarizzazione con la mozione di fiducia del PdL: il ramo del Parlamento che per primo voterà la propria mozione sarà quello che per primo calendarizzerà il voto nella conferenza dei capigruppo. E le variabili in circolazione sono troppe per essere tenute sotto controllo. Se il PD sapesse quello che fa, il governo dovrebbe reggere fino a Natale. Ma le cose non sembrano così controllabili.

Oltre ai tempi, ci sono i contenuti. Per quanto discutibile e piena di tagli anche drastici, la legge Finanziaria messa insieme da Tremonti e dai tecnici del ministero dell’Economia prevede alcune operazioni importanti per la stabilità del nostro sistema economico come l’emissione di una considerevole quantità di titoli di stato. Le obbligazioni serviranno a finanziare il debito pubblico e a dare liquidità al nostro sistema economico. L’emissione va fatta, altrimenti si potrebbero verificare operazioni speculative dannose per le casse dello Stato e per il nostro debito, sul quale da mesi vigilano l’Unione Europea e paesi come la Germania, che temono di dover andare in soccorso di altri stati europei come è già avvenuto in estate per la Grecia.

Ospite della trasmissione di Michele Santoro, Annozero, ieri il finiano Italo Bocchino ha confermato l’importanza dell’approvazione della Finanziaria, ma ha confermato l’intenzione di Futuro e Libertà di non partecipare al voto e di non essere disponibile per un voto di fiducia, scorciatoia che il governo può prendere per blindare la legge di stabilità e farla approvare entro i tempi previsti anche senza vagliare tutti gli emendamenti proposti.