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  • giovedì 11 Novembre 2010

La battaglia di Tamaulipas

Si è intensificata la lotta tra due cartelli della droga nello stato messicano al confine con il Texas

L'uccisione di Tony Tormenta, il leader di una delle due organizzazioni, ha aumentato l'instabilità

Da quasi una settimana si è intensificata la lotta tra narcotrafficanti rivali nell’area nordest del Messico, lo stato di Tamaulipas, in seguito all’uccisione del leader del cartello del Golfo, Antonio Ezequiel Cardenas Guillen detto Tony Tormenta, per mano dell’esercito messicano. Cardenas è stato ucciso venerdì dopo una sparatoria di tre ore per le strade di Matamoros, una città al confine con gli Stati Uniti.

L’area è contesa principalmente tra due cartelli, quello del Golfo e gli Zeta. Circa dieci anni fa, fu lo stesso cartello del Golfo a fondare gli Zeta con l’intento di creare una sezione armata costituita da forze paramilitari. Gli Zeta si sono però rivoltati contro i propri capi e da diversi anni le due organizzazioni combattono violentemente tra loro per il controllo delle rotte della droga del paese. L’uccisione del leader del cartello del Golfo ha rinforzato i narcos avversari e aumentato ancor di più l’instabilità della zona.

Nei giorni seguenti all’uccisione si sono moltiplicate le sparatorie in tutte le aree sensibili di Tamaulipas: il governo statale ha avvertito via Twitter i cittadini di rimanere nelle case il più possibile, per evitare di venire coinvolti nei frequenti scontri a fuoco. A Matamoros, dove Cardenas è stato assassinato, diverse autorità municipali hanno ricevuto telefonate che minacciavano attentati nelle scuole della città, spingendo la polizia locale a consigliare alle scuole di rimanere chiuse.

A Ciudad Mier, una piccola cittadina di seimila abitanti a qualche decina di chilometri da Matamoros, in centinaia stanno scappando dalla città per le minacce dei narcos, rifugiandosi nelle città vicine. In questo momento Ciudad Mier è una città fantasma: le strade sono vuote e i negozi chiusi.

«Mi sento più sicura, più calma. Ieri notte abbiamo potuto dormire in pace» ha detto Rocio Hernandez, una donna di Ciudad Mier che ha passato la notte in uno dei rifugi nella città vicina di Ciudad Miguel Aleman.

A Ciudad Miguel Alemn, dove il sindaco Servando Lopez si è detto disposto ad accogliere le famiglie, i cittadini fuggiti sono sistemati in rifugi e non è chiaro quando potranno tornare a casa. Diverse fonti dicono che i membri degli Zeta avrebbero girato per le strade di Mier urlando che avrebbero ucciso chiunque fosse rimasto in città. Ma gli ufficiali dell’esercito messicano negano che nella cittadina siano avvenuti degli scontri.

Le autorità sanno dei rifugi a Miguel Aleman, ma negano che Mier sia sotto il controllo degli Zeta o di qualche altro cartello. «Non abbiamo ricevuto lamentele» ha detto un ufficiale. Secondo l’esercito nell’area sarebbero dislocate diverse unità che non avrebbero però riportato nulla ai loro superiori. Le autorità negano di sapere qualcosa riguardo alle minacce.

– Puntate precedenti: tutti gli articoli del Post sulla guerra alla droga in Messico