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  • martedì 9 novembre 2010

«Mi vergogno del mio paese»

La difesa di Mikhail Khodorkovsky dal tribunale di Mosca dove è sotto processo

Lo scorso martedì Mikhail Khodorkovsky, l’ex magnate russo in carcere dal 2003, ha pronunciato un sentito e toccante discorso dall’aula di tribunale davanti ai giudici di Mosca, che il prossimo 15 dicembre emetteranno una nuova sentenza, già scontata, che manterrà in carcere lui e il suo ex socio Platon Lebedev probabilmente per altri 14 anni.

Nel discorso Khodorkovsky spiega quanto ciò che gli è accaduto sia il simbolo del baratro in cui è caduta la Russia in questi ultimi anni. Khodorkovsky è stato l’uomo più ricco di Russia prima che la sua compagnia petrolifera, la Yukos, dichiarasse bancarotta. È stato arrestato per frode ed evasione fiscale, ma i motivi della sua detenzione sono di natura politica ed economica. Negli ultimi anni, anche per il suo potere economico, viene sempre di più considerato un punto di riferimento dell’opposizione a Putin. La condanna del 2003 scadrà tra un anno, poco prima le elezioni presidenziali del 2012, ed è quindi puntualmente arrivata una nuova accusa che tra l’altro, scrive il Washington Post, contraddice la prima. Ora Khodorkovsky è accusato di appropriazione indebita, cioè di aver rubato alla propria azienda lo stesso petrolio sul quale era stato accusato di evadere le tasse. In questi anni gli avvocati dell’accusa hanno ricattato e minacciato diverse persone per convincerle a fornire una falsa testimonianza.

Qualche estratto dal discorso di Khodorkovsky.

Non voglio parlare degli aspetti legali del caso, questa volta. Chi voleva capire ha capito da molto tempo. Nessuno sta davvero aspettando una mia confessione. Dubito fortemente che qualcuno potrebbe davvero credermi, se dicessi che ho davvero rubato tutto il petrolio prodotto dalla mia azienda. E nessuno potrebbe nemmeno credere a un’assoluzione del tribunale di Mosca. Malgrado tutte le difficoltà, voglio parlarvi della speranza. La speranza, la cosa più importante che esista. Ricordo quando avevo 25 anni, alla fine degli anni Ottanta. Il nostro paese stava vivendo nella speranza della libertà, una speranza che ci avrebbe permesso di raggiungere la felicità nostra e dei nostri figli. Abbiamo vissuto con questa speranza. Per certi versi si è materializzata, per altri no. Credo che le responsabilità della mancata piena realizzazione di questa speranza siano di tutta la nostra generazione, me compreso.

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Con l’arrivo del nuovo presidente (più di due anni fa, ormai), a molti miei concittadini è tornata la speranza. La speranza che la Russia sarebbe diventato un paese moderno con una società civile sviluppata. Libera dal comportamento arbitrario delle autorità, libero dalla corruzione, libero dall’ingiustizia e dall’illegalità. È chiaro che questo non può succedere da solo, o in un solo giorno. Ma fingere che ci stiamo evolvendo, quando in realtà siamo fermi o addirittura retrocediamo, anche dietro il velo del nobile conservatorismo, non è più possibile. È impossibile e semplicemente pericoloso per il nostro paese.

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Mi vergogno nel vedere certe persone, che in passato rispettavo, tentare di giustificare l’illegalità e il comportamento incontrollato della burocrazia. Stanno vendendo la loro reputazione in cambio di una vita facile di privilegi. Fortunatamente non sono tutti come loro, e ce ne sono anche di più di un altro tipo. Mi rende orgoglioso sapere che dopo sette anni di persecuzioni, neanche uno dei migliaia di impiegati della Yukos ha acconsentito a diventare un falso testimone, vendendo la propria anima e la coscienza. Decine di persone hanno ricevuto minacce, sono state allontanate dalla famiglia e sono stati buttati in prigione. Qualcuno di loro è stato torturato. Ma, dopo aver perso la propria salute e diversi anni della propria vita, stanno ancora mantenendo la cosa che considerano più importante, la dignità umana.

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