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«Mi vergogno del mio paese»

La difesa di Mikhail Khodorkovsky dal tribunale di Mosca dove è sotto processo

Mi vergogno del mio paese. Credo che tutti capiscano perfettamente che questo processo segna molto più delle sorti mie e di Platon [Lebedev], e anche oltre quelle di chi ha sofferto alla Yukos, coloro che non sono riuscito a proteggere, ma a cui penso ogni giorno. Chiediamoci: cosa starà passando per la testa di un imprenditore, di un produttore, o semplicemente di qualsiasi persona normale, educata e creativa, mentre osserva questo processo e la sua sentenza completamente prevedibile? L’ovvio conclusione di qualsiasi essere pensante è una sola: la classe politica russa può fare qualsiasi cosa. Non esiste il diritto alla proprietà privata. Una persona che si scontra con il “sistema” non ha alcun diritto. Anche se dovrebbero essere difesi dalla legge, i diritti non sono protetti in tribunale. O perché i tribunali sono anch’essi spaventati, o perché sono parte del “sistema”. È forse una sorpresa per qualcuno se, qua in Russia, le persone capaci non hanno ambizioni? Chi modernizzerà l’economia? Gli avvocati? I poliziotti? I servizi segreti? Abbiamo già provato e non ha funzionato. Siamo stati in grado di costruire una bomba all’idrogeno, e anche un missile, ma non siamo ancora capaci di costruirci i nostri beni, una televisione moderna, una nostra automobile competitiva e moderna, un nostro telefono cellulare moderno, e un’intera serie di altri beni moderni.

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Non esagererò dicendo che milioni di occhi, in tutta la Russia e il mondo intero, osserveranno ciò che succederà in questo processo. Stanno guardando con la speranza che la Russia diventi, dopotutto, un paese basato sulla libertà e la legge, dove la legge sarà sopra le autorità burocratiche. Dove i sostenitori dei partiti all’opposizione non subiranno più rappresaglie. Dove i servizi speciali proteggeranno le persone e la legge, e non la politica dalle persone e dalla legge. Dove i diritti umani non dipenderanno più dell’umore di uno zar, buono o malvagio. Dove, al contrario, il potere sarà davvero in mano ai cittadini, e i tribunali sono in quelle della legge e di Dio. Chiamatela coscienza se preferite. Io ci credo, sarà così. Non sono una persona idealista, sono una persona con un’idea. Per me, come per tutti, è difficile vivere in prigione, e non voglio morire qui. Ma se dovrò, non esiterò a farlo. Sono disposto a morire per le cose in cui credo, credo di averlo già dimostrato. E voi? In cosa credete voi? Che i capi hanno sempre ragione? Credete nel denaro? Nell’impunità del “sistema”? Vostro Onore! Nelle vostre mani c’è molto di più del destino di due persone. Qui e ora, si sta decidendo il destino di ogni cittadino del nostro paese.

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Voglio che un sistema giudiziario indipendente diventà la realtà e la norma, voglio che la frase sovietica “il tribunale più giusto del mondo” smetta di suonare ironica e torni a essere ciò che era. Non voglio che il nostro paese lasci i simboli pericolosi di un sistema totalitario come eredità ai nostri figli e nipoti. Tutti sanno che il vostro verdetto — qualsiasi esso sarà — entrerà a far parte della storia della Russia. Formerà le generazioni future. I nomi di tutti gli avvocati, e dei procuratori rimarranno nella storia, come lo sono rimasti quelli degli infelici processi sovietici. Vostro Onore, immagino perfettamente che tutto questo non debba essere troppo facile per lei, forse addirittura spaventoso, ma abbia coraggio!

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