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  • venerdì 5 Novembre 2010

John Boehner, il nuovo speaker della Camera

Time racconta il repubblicano dalle lacrime facili che prenderà il posto di Nancy Pelosi

Chi ha seguito anche superficialmente queste elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sa almeno tre cose, di John Boehner. La prima è che era il leader dei repubblicani alla Camera. La seconda è che a seguito della vittoria del suo partito diventerà dal prossimo gennaio il nuovo speaker della Camera, sostituendo Nancy Pelosi. La terza cosa è che la notte delle elezioni, salendo su un palco per commentare la vittoria dei repubblicani, John Boehner si è commosso. Non è una novità, e proprio da lì parte il lungo articolo di copertina dell’edizione di questa settimana di Time, dedicato proprio alla futura terza carica degli Stati Uniti d’America.

Boehner ha pianto alla Camera alla fine del 2008, durante il discorso con cui difese la necessità di far passare il bailout, il piano di salvataggio delle banche. Ha pianto durante un discorso col quale accusava i democratici di voler abbandonare i soldati statunitensi impegnati in Iraq. Finché Ted Kennedy era vivo, ogni anno organizzava con lui una cena di raccolta fondi per le malridotte scuole cattoliche del paese. E ogni anno piangeva. “John ha il cuore più grande della Camera”, ha detto Mike Pence, suo collega repubblicano che gli contese la leadership alla Camera nel 2006.

Non è un personaggio di facile lettura, il prossimo speaker della Camera. Ha guidato i repubblicani a una vittoria storica giocata sull’entusiasmo dei tea party, sulla freschezza degli outsider e sulla protesta contro i veterani di Washington, lui che un veterano di Washington lo è su serio. Ha un seggio al congresso da vent’anni, e da tempo i democratici lo descrivono come un ricco borghese, appassionato di golf, circondato da lobbisti, molto ben vestito e soprattutto con idee di estrema destra: l’incarnazione di quanto di male si possa vedere in un repubblicano. E però Boehner è anche il politico dalla lacrima facile, caratteristica che smonta tutto il cliché da repubblicano duro e puro: i suoi compagni di partito lo descrivono invece come un uomo umile, con profonde radici nella classe media, cresciuto in una casa con undici fratelli e un solo bagno. Un conservatore pragmatico e sensibile, dicono, abile a trattare col potere senza essere schiavo, dal profilo istituzionale e pronto per presiedere la Camera in modo equo e democratico.

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