I primi passi di una nuova maggioranza?

Ieri un'alleanza inedita in commissione Bilancio ha rimesso in discussione la legge finanziaria

Oggi i giornali si chiedono se si tratta di un modello replicabile, che può avere qualche futuro

In questi giorni in commissione Bilancio alla Camera si discute la cosiddetta legge di stabilità, che poi è il nome col quale oggi si chiama la legge finanziaria. Da un paio d’anni l’iter di approvazione della legge è particolarmente rigido e controllato, col ministro dell’economia che malsopporta modifiche al suo testo e il governo pronto a porre la questione di fiducia in entrambi i rami del Parlamento, così da evitare una faticosa discussione d’aula e approvare la legge in breve tempo.

Ieri in commissione Bilancio si è votato a un certo punto un emendamento proposto da MpA e UdC. Già qui c’è la prima anomalia, se si tiene conto che i primi fanno formalmente parte della maggioranza e i secondi fanno formalmente parte dell’opposizione. L’emendamento era inerente ai tagli dei fondi destinati alle regioni per l’edilizia sanitaria e i trasporti. Il testo proposto dal governo, infatti, consentiva alla regioni di sostituire con i fondi FAS, quelli destinati allo sviluppo del mezzogiorno, il miliardo di euro di fondi agli enti locali tagliato dalla manovra dello scorso luglio. MpA e UdC lo consideravano “un rimedio peggiore del male” e chiedevano che il governo inserisse invece nella legge degli investimenti e degli stanziamenti di fondi veri, non solo degli stratagemmi.

Governo contrario all’emendamento, PdL e Lega votano no. Sono gli unici, però: insieme a Mpa e Udc, infatti, votano a favore dell’emendamento i finiani, il PD, l’IdV e l’Api. Ventiquattro voti contro ventidue, emendamento approvato. Ora, in condizioni normali il fatto che in commissione si possano formare incidentalmente delle maggioranze alternative a quella ufficiale non è un problema: è anzi il segno di un’attività parlamentare efficace e concreta. Quando però la maggioranza ufficiale si tiene in piedi da mesi col nastro adesivo, il fatto diventa una piccola notizia, soprattutto per le cose che può implicare per il futuro.

Oggi i giornali commentano quanto accaduto, si chiedono se il modello è replicabile e riferiscono la soddisfazione dell’opposizione. La stessa domanda se la sarà probabilmente posta il governo, visto che invece di gridare al tradimento e il ribaltone la reazione di Tremonti è stata “tentare di salvare il salvabile”, come scrive il Corriere della Sera. La legge finanziaria, che si credeva chiusa, blindata, intoccabile, è stata riaperta: rimessa in discussione. Il ministro ha annunciato la presentazione di «un corpo di emendamenti» volto ad anticipare quanto doveva essere contenuto in un “decreto sviluppo” e investire almeno sette miliardi di euro in ammortizzatori sociali, proroga del salario di produttività, fondi all’università.

I finiani passano all’incasso, annunciano altri emendamenti delicati – sul riconoscimento del ruolo di nove mila riercatori, sulla ricerca, sull’emittenza locale – e spingono perché il governo inserisca tra i finanziamenti allo sviluppo anche una quota per salvare il Secolo d’Italia, racconta Repubblica. Tremonti cerca di vedere i lati positivi della cosa, e a fronte del fallimento della blindatura della finanziaria cerca di farne notare i lati positivi.

«La nostra strategia — ha detto Tremonti in commissione — era di combinare la legge di Stabilità e un decreto che avremmo fatto in sostituzione del vecchio Milleproroghe. Oggi il premier ha anticipato all’assemblea del Pdl il testo del decreto programmato per il 16 di novembre che avrebbe avuto come contenuto interventi fondamentali come gli ammortizzatori sociali, la proroga del salario di produttività e l’università. A quel testo abbiamo lavorato in queste settimane e un’ipotesi che potrei fare è quella di fermare l’orologio qua e immaginare un corpo di emendamenti che contenga quella bozza di decreto legge». E aggiunge: «Andiamo dal complesso al semplice, da due (provvedimenti) a uno. È nell’interesse di tutti». Chiedendo il consenso della commissione e subordinando la proposta «all’impostazione dei lavori che dipende dal presidente della Camera», entro una settimana, ha garantito il ministro, il governo sarebbe in grado di definire il testo di un emendamento che recepisca le misure per lo sviluppo.