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  • martedì 2 Novembre 2010

Perché lo sceneggiato su Pio XII non piace agli ebrei

Il rabbino di Roma lo ha definito «una patacca, un film di propaganda» che non rispecchia la verità storica

Secondo il rabbino di Roma, Riccardo Di Segni, lo sceneggiato “Sotto il cielo di Roma” su Pio XII andato in onda domenica e lunedì sera su RaiUno è «una patacca, un film di propaganda». Lo sceneggiato prodotto dalla Lux Vide racconta i mesi dell’occupazione nazista nella capitale concentrandosi sul periodo tra il luglio del 1943 e il giugno del 1944, un momento molto difficile e tragico per la comunità ebraica romana, vittima delle angherie e delle deportazioni decise dagli ufficiali nazisti. All’epoca il Vaticano mantenne una posizione ambigua, cercando di aiutare per quanto possibile gli ebrei in città senza però assumere particolari posizioni ufficiali contro l’occupante nazista.

A causa di questa ambiguità di fondo e delle molte cautele da parte del Vaticano, da quasi settant’anni gli storici si dividono sulla figura del papa di allora, Pio XII, e sul suo atteggiamento nei confronti dell’Olocausto. Alcuni criticano il «silenzio colpevole» del pontefice che non assunse posizioni chiare contro i nazisti e l’opera di sterminio degli ebrei, mentre altri riconoscono a Pio XII di essersi adoperato in segreto per aiutare la comunità ebraica con direttive riservate, come quella successiva al rastrellamento del ghetto di Roma diffusa il 25 ottobre 1943 dove il papa invitava tutti i membri del clero a «ospitare gli ebrei perseguitati dai nazisti» negli istituti religiosi e se necessario anche nelle catacombe.

Gli autori dello sceneggiato hanno seguito maggiormente questa seconda interpretazione del pontificato di Pio XII, scelta che è stata molto criticata da Di Segni in un’intervista sull’ultimo numero in uscita di Shalom, la rivista della comunità ebraica di Roma, e ripresa oggi da numerosi quotidiani.

«Su questa storia c’è una drammatica discussione da moltissimo tempo, con opinioni contrapposte. Questa fiction appoggia in pieno, senza mediazione, una delle due opinioni. Mi meraviglio anche come la Rai abbia potuto consentire una realizzazione così parziale, venendo meno all’obbligo di informazione obiettiva di un servizio pubblico.»

Sempre secondo il rabbino di Roma, l’intero sceneggiato sarebbe stato realizzato con la chiara intenzione di dimostrare «l’assoluta bontà di quel pontefice» e dare una giustificazione politica e morale alle scelte che adottò negli anni della guerra e dell’occupazione nazista. Oltre a essere parziale, la ricostruzione storica degli eventi conterrebbe anche alcune vistose imprecisioni. Nello sceneggiato l’intervento vaticano contribuisce ad arrestare anzitempo la razzia nel ghetto di Roma da parte dei nazisti, ma secondo numerose fonti storiche e lo stesso Di Segni: «I tedeschi andarono avanti indisturbati, nessuno non solo li fermò, ma neppure tentò di farlo».

Il 16 ottobre del 1943 era un sabato e all’alba circa cento soldati tedeschi circondarono il quartiere ebraico, catturando successivamente 1022 ebrei, di cui almeno 200 bambini e adolescenti. Due giorni dopo, i prigionieri partirono su un convoglio composto da 18 carri bestiame e soffrirono un massacrante viaggio verso il campo di concentramento di Auschwitz, dove arrivarono il 22 ottobre. Degli oltre mille deportati, solamente 17 riuscirono a sopravvivere: 16 uomini, una donna e nessun bambino.

Ettore Bernabei, il presidente della casa di produzione Lux Vide dice di non voler fare polemica con il rabbino, ma rivendica la validità della ricostruzione storica dello sceneggiato:

«Non è un’opera a senso unico, apologetica e nemmeno agiografica, ma il racconto di uno dei momenti storici più tragici di Roma e degli ebrei romani, tanti dei quali furono salvati nei conventi e nelle chiese su decisione del Vaticano. Non abbiamo raccontato il pontificato di Pio XII, ma solo i mesi dell’occupazione nazista di Roma dal luglio del ’43 al giugno del ’44, occupandoci quindi di tutti i problemi della città e della comunità ebraica durante quel periodo, senza fare apologie, ma basandoci su documentazioni storiche. Siamo stati attentissimi a rispettare la sensibilità degli ebrei, ma anche a raccontare gli aiuti che nei conventi e nelle chiese furono organizzati per salvare gli ebrei dai rastrellamenti.»