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  • Lunedì 1 novembre 2010

Vi stavate rilassando?

Perché i pacchi bomba dallo Yemen riaprono per l'ennesima volta la questione della sicurezza sugli aerei

di Antonio Dini

A UPS cargo jet sits at the terminal at Dulles International Airport on Saturday, Oct. 30, 2010 in Chantilly, Va. (AP Photo/Jose Luis Magana)
A UPS cargo jet sits at the terminal at Dulles International Airport on Saturday, Oct. 30, 2010 in Chantilly, Va. (AP Photo/Jose Luis Magana)

A causa dei due pacchi bomba spediti come cargo dallo Yemen e intercettati in Dubai e Gran Bretagna, ci aspetta un periodo di irrigidimento della sicurezza negli aeroporti. Proprio oggi che terminava il “periodo di grazia” di “Secure Flight”, cioè le settimane di tolleranza concesse dal governo degli Stati Uniti affinché le compagnie aeree operanti sul suo territorio e a ruota quelle internazionali attivassero il nuovo sistema di prenotazione dei voli voluto a suo tempo dall’amministrazione Bush subito dopo l’11 settembre e progettato da IBM in collaborazione con Infoglide Software.

Il “pericolo nel cargo” adesso sposta l’attenzione e tocca un punto debole del sistema aereo: non ci sono solo i vettori specializzati (come UPS e DHL, ad esempio) ma anche le compagnie aeree tradizionali che, oltre all’accoppiata passeggeri-bagagli, fanno anche servizio di trasporto per la posta e altri tipi di pacchi contenuti in piccoli container chiamati “pallet”. Insomma, il trasporto del cargo è ovunque, anche sotto le fila di passeggeri degli aerei di linea. E quindi deve essere controllato tutto in maniera molto più approfondita che non facendo una semplice radiografia ai raggi X. Questo vuol dire installare nuove e costose apparecchiature in grado di visualizzare con tecnologie molto più sofisticate di prima e in tempi estremamente rapidi (al massimo due secondi dal passaggio del container alla visualizzazione a schermo del suo contenuto) le interiora di migliaia di pallet. Non stanno mancando le proteste: il mercuriale Ceo di Ryanair, Michael O’Leary, ha già dichiarato che è necessaria una risposta di buon senso a queste nuove minacce, e non aumentare ulteriormente le restrizioni e i controlli sui passeggeri. Si parla di cargo, ma in effetti anche i passeggeri dalle prossime vedranno aumentare l’intensità dei controlli di sicurezza.

I rischi di un cambiamento in peggio nella qualità della vita per chi viaggia sono dunque più che probabili. L’esatto contrario di quel che aveva pensato succedesse l’amministrazione per la sicurezza dei trasporti (Tsa), braccio aeroportuale del dipartimento per la Homeland Security voluto da George W. Bush poche settimane dopo l’11 settembre come parte del suo Aviation and Transportation Security Act, la legge che ancora oggi regola la maggior parte protocolli di sicurezza negli aeroporti americani. Secondo la Tsa, infatti, con l’entrata in vigore del Secure Flight si sarebbe finalmente realizzato un sistema di controllo preventivo delle persone sulla base dell’identità accertata che avrebbe ridotto le code ai controlli e aumentato la sicurezza dei voli.

Le conseguenze non sono da poco: i dati che le compagnie aeree avrebbero dovuto raccogliere all’atto dell’emissione dei biglietti e dell’inserimento dei dati dei futuri passeggeri nei sistemi informatici di prenotazione da oggi negli Usa sono obbligatoriamente più completi, più sicuri (perché riferiti esplicitamente a documenti ufficiali emessi dal governo americano o al passaporto di nazionalità in caso di stranieri), e verificabili in tempo reale. Soprattutto questi due ultimi punti erano quelli che la Tsa aveva fortemente voluto e che le compagnie aeree avevano evitato fino ad ora di adempiere.

Il problema non era stato di sicurezza ma squisitamente economico: fino ad oggi la maggior parte delle compagnie aeree statunitensi e dei grandi vettori internazionali aveva cercato di proteggere l’integrità dei propri sistemi per non dover sopportare I notevoli costi di creazione delle modifiche e, sostanzialmente, di creazione di un nuovo sistema informatico da aggiungere alle già molto complesse e costose architetture software necessarie per la vita dei giganti dell’aria. Il costo di implementazione un nuovo sistema di prenotazione aerea è enorme: si aggira intorno ai 200-300 milioni di dollari ed ha un impatto diretto sulla funzionalità della compagnia aerea. Negli ultimi tre anni sono state cinque le compagnie che negli Usa hanno cambiato radicalmente sistema di prenotazione, cioè installato un nuovo software che dava maggiori possibilità rispetto alla precedente versione, e solo una non ha subito perdite economiche superiori ai 100 milioni di dollari. Le altre hanno visto una emorragia economica ancora più devastante causata da computer in tilt e sistemi che non funzionavano a dovere, causando a cascata ritardi, errori, disguidi, perdite dei dati e via dicendo.

Per questo le compagnie aeree avevano chiesto e ottenuto deleghe così ampie prima di implementare il nuovo sistema Secure Flight, che era stato previsto immaginato addirittura dal 2001 e il progetto aveva accelerato a partire dal 2006: una delle conseguenze dei fatti di quell’estate, quando le autorità britanniche avevano arrestato alcuni presunti terroristi che avevano pianificato un attentato suicida utilizzando contenitori per liquidi come vettori degli esplosivi (da allora è vietato trasportare quantitativi di liquidi superiori ai 100 millilitri per tipo sugli aerei). Il sistema Secure Flight doveva entrare in vigore all’inizio di quest’anno per le compagnie aeree nazionali americane e a seguire per le altre. La deroga aveva consentito alcuni mesi di respiro per diluire i costi dei corposi investimenti. Ieri comunque era l’ultimo giorno di deroga e da oggi nei cieli americani i sistemi software di controllo della Tsa sono stabilmente inseriti in quelli di tutte le compagnie aeree e hanno accesso diretto e in tempo reale ai sistemi di prenotazione, verificando sull’istante i dati di tutti i passeggeri e approvando l’emissione dei biglietti, negandola oppure approvandola ma segnalando ai servizi di sicurezza che era stato individuato un potenziale terrorista iscritto nelle “watch list” del governo americano gestita dai sistemi informativi progettati da Ibm e operativamente da Infoglide Software.