Meno design per tutti

Le piccole imprese protestano contro le nuove norme sul copyright dei mobili

Sul Corriere della Sera di oggi, il Consorzio Nazionale Produttori Design Interni ha acquistato un’intera pagina per protestare contro una modifica apportata dal governo al Codice della Proprietà Industriale. Le nuove norme sono state introdotte lo scorso 13 agosto, sono in vigore dal 2 settembre e cambiano sensibilmente le regole per la produzione di quelle opere i cui disegni industriali sono ormai di pubblico dominio. In sostanza, affermano i detrattori della versione rivista del Codice, le novità introdotte dal governo fanno sì che le leggi sul diritto d’autore vengano paradossalmente applicate anche su quelle opere che fino a ora non erano protette dal copyright.

Il nocciolo del problema è costituito dalla modifica dell’articolo 239 del Codice della Proprietà Industriale. Prima della modifica di questa estate, la legge prevedeva che:

Per un periodo di dieci anni decorrenti dalla data del 19 aprile 2001, la protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’articolo 2, primo comma, numero 10, della legge 22 aprile 1941, n. 633, non opera nei soli confronti di coloro che, anteriormente alla predetta data, hanno intrapreso la fabbricazione, l’offerta o la commercializzazione di prodotti realizzati in conformità con disegni o modelli che erano oppure erano divenuti di pubblico dominio. I diritti di fabbricazione, di offerta e di commercializzazione non possono essere trasferiti separatamente dall’azienda.”

Il decreto legislativo di agosto ha modificato il testo, rendendolo molto più articolato e difficile da interpretare:

La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’articolo 2, n. 10), della legge 22 aprile 1941, n. 633, comprende anche le opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano, oppure erano divenute, di pubblico dominio. Tuttavia i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001, prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora in pubblico dominio non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei cinque anni successivi a tale data e purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso.

Secondo alcune multinazionali, quelle cui fanno riferimento i responsabili del Consorzio nel loro messaggio pubblicato oggi sul Corriere, buona parte delle piccole e medie imprese che producono mobili e complementi di arredo sulla base dei disegni industriali di pubblico dominio non avrebbero più titolo per produrre quelle opere, con effetto retroattivo dal 19 aprile del 2006.

Molte grandi marche lamentano da tempo di subire pesanti danni economici a causa delle imitazioni dei “classici del design”. In Italia, spiega Irene Maria Scalise su Repubblica, le contraffazioni generano un volume d’affari intorno ai sette miliardi di euro. Oltre alle produzioni dei cinesi, che incidono per il 93% sulla stima del giro di affari, ci sono anche le imprese toscane specializzate nella produzione di prodotti la cui realizzazione sarà ora protetta dal diritto d’autore, come avviene in numerosi altri paesi europei.

La legge non è però chiara e una interpretazione scorretta potrebbe colpire principalmente le piccole e medie imprese toscane, come ha sottolineato anche il deputato Rolando Nannicini (PD) nel corso di una interpellanza parlamentare.

In pratica le Pmi (piccole medie Imprese) toscane che operano in Valdarno, nella Valdelsa, a Quarrata-Pistoia, ed Empoli-Santa Croce, le quali hanno contribuito a diffondere la cultura del design di qualità a prezzi contenuti, sarebbero le più colpite, con un grave danno all’economia, soprattutto nelle province di Arezzo, Firenze e Siena.

L’interpellanza mirerebbe a rendere chiara la norma, consentendo alle imprese che lavorano in questo settore di continuare a fabbricare ed a commercializzare i classici come già fanno da molti anni, rifiutando un’interpretazione con effetto retroattivo e viziata da un eccesso di delega che la renderebbero anticostituzionale.

Il PD toscano si è mosso anche attraverso il Consiglio provinciale di Firenze, invitando il governo a modificare o – perlomeno – chiarire l’articolo del Codice per evitare che centinaia di imprese sul territorio siano costrette a interrompere la produzione e la commercializzazione dei loro prodotti. Secondo il Consorzio, il provvedimento potrebbe portare al licenziamento di migliaia di lavoratori, rendendo ancora più difficile la gestione di un settore già messo a dura prova dalla crisi economica.

Il Consorzio ha deciso di acquistare la pagina sul Corriere della Sera per richiamare l’attenzione sul problema, fino a ora ignorato dai mezzi di comunicazione. Un messaggio uguale a quello di oggi era già stato pubblicato il 25 ottobre scorso sulle pagine del Sole 24 Ore.