• Italia
  • giovedì 28 ottobre 2010

La storia di “Ruby”

I racconti della minorenne marocchina che coinvolgono membri del PdL e anche Silvio Berlusconi oggi sono sulle prime pagine

Anticipati dal Fatto e guardati con tentazione e cautela dai maggiori quotidiani ieri, i racconti della fantomatica “minorenne marocchina” che coinvolgerebbe diversi esponenti milanesi del PdL in storie di prostituzione facendo anche il nome di Silvio Berlusconi, oggi arriva pesantemente su tutte le prime pagine. In particolare Repubblica ci mette il suo carico da otto, affidandola a Peppe D’Avanzo e Piero Colaprico e dedicandole le pagine due e tre, e il Corriere privilegia – con una cronaca molto prudente e attenta a non dire una parola di troppo – la notizia che sarebbero indagati Lele Mora ed Emilio Fede.

È favoreggiamento della prostituzione nell’entourage del presidente del Consiglio l’ipotesi di reato per la quale sono indagati a Milano l’impresario televisivo Dario «Lele» Mora e il giornalista che guida uno dei telegiornali del gruppo Mediaset, il direttore storico del Tg4 Emilio Fede. Entrambi figurano tra le persone al centro di accertamenti giudiziari imposti dalla natura delle controverse dichiarazioni rese mesi fa da una minorenne di origine marocchina che, più volte scappata dalla famiglia in Sicilia e dalle comunità alle quali il Tribunale dei minorenni l’aveva affidata, ha raccontato i contorni di alcune feste con ragazze e politici nella residenza di Silvio Berlusconi.

(continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)

Non ha ancora 18 anni Ruby, ma è come se avesse vissuto una vita tanto sono stati intensi. È lei a raccontarne i trascorsi ai giudici dei Tribunali per minori di Milano e Messina tra uomini più grandi ai quali si concede, donne dalla moralità dubbia, amici e amiche che paiono tenderle una mano.

(continua a leggere sul sito del Corriere della Sera)

Alla questura di Milano, nello stanzone del “Fotosegnalamento”, c’è solo Ruby R., marocchina. Dire “solo” è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l’intera stanza. E’ il 27 maggio di quest’anno, è passata la mezzanotte e i poliziotti hanno già fatto una prova: la luce bianca, accecante, funziona alla perfezione.

(continua a leggere sul sito di Repubblica)

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