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  • mercoledì 27 Ottobre 2010

Il governo rumeno sotto accusa

Il Parlamento sta votando una mozione di sfiducia contro il governo, la seconda negli ultimi dieci mesi

Oltre trentamila persone sono scese per le strade di Bucarest per protestare contro i tagli e le tasse

Oggi il parlamento della Romania si è riunito per votare una mozione di sfiducia contro il governo, accusato di avere adottato provvedimenti troppo severi per far fronte alla crisi economica che dall’anno scorso sta soffocando il paese. In attesa del voto finale, trentamila persone sono scese per le strade della capitale Bucarest chiedendo al primo ministro Emil Bloc di andarsene.

I partiti dell’opposizione dovranno raggiungere 236 voti per far cadere l’esecutivo. Un numero che potrà essere ottenuto solo se riusciranno a convincere almeno 24 parlamentari della maggioranza a votare con loro. Secondo gli analisti politici, il governo guidato da Emil Boc riuscirà a salvarsi anche questa volta: quella di oggi è la seconda mozione di sfiducia a cui è stato sottoposto negli ultimi dieci mesi: «Il governo dovrebbe sopravvivere e allora probabilmente le tensioni politiche si placheranno, anche se la posizione dell’esecutivo resterà fragile se l’economia non inizierà a riprendersi», ha detto ad Al Jazeera Elisabeth Gruie.

La sessione parlamentare si sta svolgendo in contemporanea con l’arrivo in Romania di una delegazione del Fondo Monetario Internazionale, che vuole controllare come procede la ripresa economica del paese. Nel 2009 la Romania ha ricevuto un prestito di 20 miliardi di euro da FMI, Unione Europea e Banca Mondiale per far fronte al crollo del 7,1 percento della sua economia. Il governo finora ha adottato una politica di forti tagli e forte innalzamento delle tasse, riducendo i salari del settore pubblico di 1/4 e aumentando le tasse dal 19 al 24 percento. Il primo ministro Emil Bloc ieri ha detto che capisce lo scontento delle persone ma che è sicuro delle scelte fatte dal governo: «Devono capire che l’abbiamo fatto solo per limitare gli effetti della crisi e tirare fuori il paese dalla recessione».