La guerra del rum dei Caraibi

Le Isole Vergini e Porto Rico si contendono le distillerie per ottenere più ricavi dalle imposte sulla produzione dell'alcol

Grazie agli enormi incentivi offerti, il governatore delle Isole Vergini ha convinto il più grande produttore di rum a spostare la produzione

di Emanuele Menietti

Difficile non pensare ai Caraibi e ai pirati quando si sente parlare di rum. E proprio nell’area caraibica si sta consumando in questi mesi una battaglia – senza cannoni, brigantini e velieri – tra le Isole Vergini statunitensi e Port Rico per la produzione della celebre bevanda alcolica ottenuta dalla distillazione della canna da zucchero. Oggetto del contendere è il trasferimento di uno stabilimento per la produzione del rum nell’isola caraibica di Saint Croix, che consentirà alle Isole Vergini di raccogliere nuove entrate grazie alle tasse sull’alcol a scapito di Porto Rico, come spiega in un lungo articolo il New York Times.

La guerra è iniziata quando le Isole Vergini hanno convinto il più grande distillatore del mondo, che aveva intenzione di abbandonare Porto Rico, a spostarsi a St. Croix offrendo incentivi per 2,7 miliardi di dollari. La nuova distilleria, utilizzata per la produzione del rum Captain Morgan, creerà solo 70 nuovi posti di lavoro sulla costa meridionale di St. Croix, ma consentirà alle Isole Vergini di raccogliere miliardi di dollari di tasse sulla produzione di rum da Washington.

I produttori di rum attivi nelle isole controllate dagli Stati Uniti non devono pagare le accise (le imposte sulla produzione dell’alcol) applicate dal governo federale. L’esenzione è in vigore da quasi un secolo e, per compensare le mancate entrate per lo stato federale derivanti dalle imposte, nel 1917 si decise di applicare una tassa di compensazione per i produttori di rum portoricani, utilizzando il denaro così ottenuto per la comunità. La stessa logica venne applicata a partire da metà anni Cinquanta anche sulle Isole Vergini statunitensi.

Per Porto Rico il trasferimento della distilleria è quindi un duro colpo. Il governo dell’isola utilizzava mediamente il 90% dei ricavi derivanti dalle imposte sulla produzione di rum per progetti pubblici e di utilità sociale, utili per migliorare le condizioni di vita dei portoricani. Stando alle prime informazioni, nei prossimi anni le Isole Vergini statunitensi non faranno qualcosa di simile perché buona parte del denaro ricevuto con le imposte sarà restituito alla distilleria attraverso un complesso giro di compensazioni. Diageo, la società britannica che produce il rum, avrà così enormi vantaggi fiscali.

L’azienda aveva iniziato a valutare lo spostamento della produzione da Porto Rico nel 2007, cercando di aprire una distilleria in Honduras o in Guatemala dove costi di produzione e del lavoro sono molto bassi. I responsabili di Diageo hanno poi incontrato il governatore delle Isole Vergini statunitensi, John P. de Jong Jr., che ha suggerito di spostare lo stabilimento sull’isola di Saint Croix. Il patto, molto vantaggioso per la società, è stato firmato l’anno seguente: Diageo si impegna a rimanere sull’isola per almeno 30 anni e in compenso otterrà incentivi e compensazioni che complessivamente ammontano al doppio dei costi di produzione del rum. La stessa costruzione del nuovo impianto industriale sarà reso possibile dai ricavi sulle accise, quelli che sarebbero dovuti servire principalmente per nuove opere pubbliche e servizi per i cittadini delle Isole Vergini.

Da Porto Rico e dagli oppositori di de Jong Jr. sono arrivate negli ultimi mesi critiche molto pesanti nei confronti della scelta dell’amministrazione, accusata di aver utilizzato denaro pubblico non per il bene della collettività, ma di una singola società. Critiche puntualmente respinte dal governatore, che sostiene di aver ottenuto un grande risultato evitando che la società abbandonasse completamente gli Stati Uniti. Terminata la fase degli incentivi, le Isole Vergini statunitensi potranno fare affidamento su diversi decenni di stabili entrate derivanti dalle imposte sul rum. Secondo l’amministrazione, si dovrebbe passare dai 90 milioni di dollari all’anno del 2008 a 230 milioni di dollari entro il 2038.

Con i fondi saranno attivati nel medio – lungo periodo diversi progetti per la costruzione di nuove scuole, la manutenzione delle strade e una revisione del sistema pensionistico, sostiene il governatore. A Porto Rico, invece, entro pochi anni i flussi nelle casse dello stato diminuiranno sensibilmente. Diageo sarà completamente fuori dal paese a partire dal 2012 e Porto Rico non potrà più fare affidamento sui 120 milioni di dollari raccolti ogni anno grazie alla produzione del rum. Si prevede anche la perdita di almeno 340 posti di lavoro.

La disputa si estende oltre le sabbie dei Caraibi. Le distillerie sul continente sono preoccupate dal sussidio pari a un miliardo di dollari che le Isole Vergini hanno messo in campo per Fortune Brands, la società americana che produce Cruzan Rum, Jim Beam Bourbon e altri alcolici. Fortune riceverà diversi incentivi sempre con il meccanismo delle imposte, compresi 100 milioni di dollari per alcuni miglioramenti alla propria distilleria presente sull’isola e un nuovo programma per la gestione delle acque di scarico. L’accordo assicura anche alla società che la melassa di canna da zucchero, l’ingrediente principale per fare il rum, non costerà più di 16 centesimi al gallone a fronte dei 2 dollari richiesti sul mercato per il medesimo quantitativo.

Le distillerie che operano sul continente temono che le società che producono rum sulle Isole Vergini rimangano avvantaggiate anche sul mercato, danneggiando così il loro giro di affari. I timori sono anche per i posti di lavoro negli Stati Uniti continentali legati alla distillazione della canna da zucchero: altre società potrebbero decidere di spostare la produzione nei Caraibi, dove gli incentivi consentono di ridurre i costi, chiudendo gli stabilimenti nel continente.

(foto di Quiani L. Duncan per il New York Times)