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  • venerdì 15 Ottobre 2010

In cella coi cellulari

I detenuti usano i telefonini per comunicare con l'esterno e si studiano nuovi sistemi per schermare le celle

Negli Stati Uniti i telefoni cellulari utilizzati di nascosto dai prigionieri stanno diventando un serio problema. Grazie ai telefonini, i detenuti comunicano con l’esterno e così possono gestire a distanza i loro affari, mettersi d’accordo per le testimonianze in loro favore, controllare le attività dei loro compari e ottenere nuovi beni da introdurre in prigione per gestire il contrabbando interno. Il fenomeno è dilagante, spiegano oggi sull’Economist, e basta osservare le cronache sui ritrovamenti dei cellulari per rendersene conto.

Ci sono i soliti sistemi per introdurre gli oggetti proibiti: le visite, le guardie corrotte o con pacchetti lanciati al di là delle recinzioni. Ma i cellulari intraprendono spesso percorsi più esotici. Nella Carolina del Sud hanno usato uno spara patate per far superare ai telefoni l’ostacolo delle mura a una distanza di mezzo chilometro. Nel Mississippi hanno invece trovato uno strano pallone da basket che non rimbalzava nell’area ricreativa e al suo interno hanno trovato 19 cellulari e alcuni caricabatterie.

Il problema non è solamente legato alla sicurezza. Per le carceri statunitensi le telefonate tra i detenuti e i loro contatti all’esterno sono un grande affare. Le chiamate dei prigionieri sono a carico del ricevente e in genere parte della tariffa viene girata al carcere, che così ottiene una fonte aggiuntiva di finanziamento. Se il numero delle telefonate diminuisce a causa dei cellulari, i penitenziari ci perdono. Tra il 2007 e il 2009, per esempio, il numero di chiamate effettuate dalle carceri del Mississippi è passato da 296mila a 146mila, con una riduzione dei ricavi per le prigioni pari al 31%.

Molti stati stanno valutando la possibilità di schermare gli ambienti dei penitenziari così da rendere inutilizzabili i cellulari al loro interno. In alcuni paesi come l’India e la Nuova Zelanda questa pratica viene messa in atto da tempo, ma negli Stati Uniti le leggi non consentono di limitare la connettività delle reti cellulari. Il problema è che buona parte degli attuali sistemi non permette di limitare con precisione l’area da isolare, e dunque la schermatura potrebbe anche coinvolgere chi abita e lavora nella zona in cui sorge il penitenziario.

Il Senato ha approvato una prima bozza di legge per rendere possibile la schermatura, entro certe condizioni, delle carceri dalle reti cellulari, ma l’iter legislativo è ancora lungo e la legge si sta perdendo nei rivoli del Congresso. In attesa delle decisioni di Washington, alcuni direttori dei penitenziari hanno deciso di sperimentare alcune nuove soluzioni per superare il problema.

Una prigione nello stato del Mississippi ha installato un sistema che non scherma le reti cellulari, ma verifica le chiamate che vengono effettuate filtrandole. Se la chiamata viene effettuata da un numero legato a un cellulare autorizzato, il segnale passa e la comunicazione avviene normalmente. Se invece il numero di telefono non è stato approvato in precedenza, il sistema blocca la chiamata. I numeri non autorizzati vengono anche registrati, così da tener traccia delle telefonate potenzialmente illecite. Nel primo mese di sperimentazione, il sistema ha bloccato oltre 200mila chiamate.