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  • sabato 2 Ottobre 2010

Dove si vota questo fine settimana

Domani e dopodomani si vota in Bosnia, Brasile e Lettonia: cosa c'è in ballo

Quello che comincia oggi è un fine settimana di grande importanza per tre nazioni, i cui cittadini sono chiamati a scegliere i loro rappresentanti nell’ambito di elezioni molto attese importanti per il loro futuro.

Lettonia
Oggi si vota in Lettonia – il Post se n’è occupato ampiamente ieri – e si tratta di una consultazione piuttosto delicata. La Lettonia è un paese piuttosto particolare: ci vive una numerosa componente russa – più o meno il 30 per cento della popolazione, la maggioranza nella capitale Riga – e i suoi rapporti con la maggioranza lettone sono tutt’altro che tranquilli. Oggi il paese è di fatto spezzato in due, e la convivenza tra le due comunità non è facilissima: la questione della lingua e dell’abuso della lingua russa, per esempio, è stato uno dei temi cruciali di questa campagna elettorale. I sondaggi continuano a dare come favorito il partito socialdemocratico e russofilo Saskanas Centrs (Centro dell’Armonia) e in molti temono che la sua probabile vittoria sarà fonte di forti tensioni tra la popolazione lettone e quella di origine russa. Oggi governano due partiti moderati di area lettone, guidati dall’attuale premier Valdis Dombrovskis. La crisi economica ha però rimescolato l’elettorato, permettendo ai partiti russofili di attrarre anche il voto di protesta di diversi cittadini lettoni. Il timore è che la loro vittoria possa riportare il paese sotto l’influenza del governo russo: attraverso il controllo sul governo lettone, infatti, la Russia potrebbe assicurarsi un voto all’interno della Nato e dell’Unione Europea.

Bosnia
A quindici anni dalla fine della guerra civile, la Bosnia è chiamata a un voto che potrebbe rinnovare le tensioni fra i suoi gruppi etnici. Si vota per il rinnovo del parlamento e degli organi rappresentativi locali, nonché per eleggere i membri della presidenza, che sono tre e rappresentano ognuno una diversa etnia. La Bosnia è oggi suddivisa in una repubblica di etnia serba e una federazione croata-islamica, governate da alcune deboli istituzioni centrali. Milorad Dodik, nazionalista miliardario e candidato alla presidenza appartenente al gruppo etnico serbo, considera più di una possibilità l’ipotesi di scindere ulteriormente la Bosnia, specie dopo la secessione del Kosovo dalla Serbia nel 2008. La comunità internazionale chiede però a Sarajevo di ridurre l’autonomia delle regioni e darsi un forte governo centrale, così da rimanere ancorato all’Europa. I serbi non vogliono cedere i loro poteri, però, e per questo il membro islamico della presidenza, Haris Silajdzic, li ha accusati di essere un ostacolo verso le riforme e il progresso del paese.

Brasile
Il voto di domani in Brasile è certamente il più importante dei tre ma forse anche il più scontato, con la socialista Dilma Rousseff praticamente certa della vittoria. Otto anni dopo l’elezione di Lula, il Brasile attraversa un periodo di crescita economica senza precedenti: di fatto i successi dal governo hanno permesso ai socialisti di allargare la loro base elettorale oltre i suoi confini tradizionali e ha coinvolto imprenditori e moderati. Durante gli anni della dittatura, Dilma Rousseff si era unita alla resistenza diventando una guerrigliera della Vanguarda Armada Revolucionária Palmares. Catturata dai militari, è stata anche imprigionata e torturata. La sua candidatura aveva destato molte perplessità all’inizio, proprio perché considerata troppo di sinistra, ma dopo una partenza a rilento i sondaggi degli ultimi mesi l’hanno vista in costante crescita: sarebbe ancora saldamente in testa con il 50 per cento delle preferenze e non dovrebbe avere problemi a vincere al primo turno. Il suo diretto avversario si chiama Josè Serra e può contare su un’esperienza politica e una popolarità trentennale: ha fatto il senatore, il ministro, il sindaco di San Paolo e più recentemente il governatore dello stato di San Paolo. L’enorme popolarità di cui gode Lula ha permesso finora a Rousseff di restare in testa ai sondaggi: se basterà una volta arrivata alla presidenza della Repubblica, lo sapremo più avanti.