• Italia
  • venerdì 24 Settembre 2010

Le intercettazioni sulla ghenga Carboni criticate dalla Cassazione

La Cassazione deposita le motivazioni con cui è stata annullata la custodia cautelare per la ghenga Carboni

La procura ha intercettato dei parlamentari senza chiedere l'autorizzazione: ora deve dimostrare che si è trattato di ascolti "casuali"

Due settimane fa la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare che dall’8 luglio costringe in carcere Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, i tre della ghenga Carboni. Oggi i giornali raccontano il contenuto delle motivazioni, depositate ieri; Carlo Bonini su Repubblica le definisce “un colpo all’inchiesta”.

Il punto contestato agli inquirenti dalla Cassazione è l’utilizzo delle conversazioni degli indagati con dei parlamentari. Per intercettare un parlamentare, infatti, serve un’autorizzazione a procedere da parte della camera di appartenenza dell’indagato: la procura non ce l’aveva, e intanto intercettava decine di colloqui di Carbone, Lombardi e Martino con Dell’Utri, Cosentino, Caliendo, Lusetti. L’accusa sostiene che “non era prevedibile che gli indagati contattassero dei parlamentari” e che l’imbattersi degli investigatori in queste conversazioni è stato “casuale”: la difesa afferma che – appresa la regolarità dei contatti della ghenga con i parlamentari – la procura avrebbe dovuto fermarsi e chiedere l’autorizzazione al Parlamento.

Il tema della legittimità dell’utilizzo delle intercettazioni era stato sollevato anche dalla difesa di Carboni, e la Cassazione scrive che davanti a quei dubbi il tribunale del Riesame “ha eluso il tema posto dalla difesa, con una motivazione apparente, priva di specifici elementi”. Di fatto, se l’accusa non riuscirà a motivare e giustificare l’utilizzo delle conversazioni con i parlamentari, l’intero impianto accusatorio potrebbe crollare. Scrive Bonini:

Se le telefonate intercettate con parlamentari non sono «casuali» e dunque non sono utilizzabili, dell’inchiesta e degli indizi di un’associazione segreta che lavorava per condizionare le istituzioni del Paese resta poco o nulla. Perché se cadono le prime, cade la seconda. E buonanotte. Dunque, e di nuovo: definire “casuali” le intercettazioni di Verdini, Dell’Utri, Caliendo, Cosentino è stato davvero un modo furbo della Procura di Roma di aggirare la norma costituzionale che impone di chiedere l’autorizzazione alle Camere?

La Cassazione ha deciso di prendere tempo, ma lo ha fatto con un linguaggio estremamente critico nei confronti dell’operato della procura.

«Il Riesame – si legge nelle motivazioni – non ha posto in alcuna correlazione critica le sue conclusioni con i dati processuali acquisiti. Ha fondato il giudizio sulla natura “casuale” delle intercettazioni prescindendo totalmente dall’analisi delle censure mosse dalla difesa di Carboni, contrapponendo alle considerazioni avanzate sulla base di elementi investigativi acquisiti, affermazioni generiche».

Non è semplicissimo, infatti, considerare “casuali” i contatti tra la ghenga e Verdini, Dell’Utri e Caliendo. Il contatto telefonico tra Carboni, Verdini e Dell’Utri era costante e continuo, non incidentale, e dalla fine di agosto del 2009 – sostiene la memoria difensiva di Carboni – “risultano disposti servizi di osservazione sotto l’abitazione di Verdini”. Ora il tribunale del Riesame ha un’altra possibilità. Secondo il Corriere della Sera, “verosimilmente riconfermerà l’arresto degli imputati, i quali, altrettanto verosimilmente, faranno un nuovo ricorso. A quel punto la Cassazione dovrà entrare nel merito della questione, e decidere sull’esistenza o meno del reato contestato, la violazione della legge anti P2”.