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  • lunedì 20 Settembre 2010

“Cosa volete da noi?”

Un giornale messicano ha scritto una lettera aperta ai narcotrafficanti dopo l'omicidio di un fotografo

«Al momento siete di fatto l'autorità della città, perché le istituzioni non sono state capaci di salvare i nostri colleghi dalla morte»

In Messico, per la prima volta in molti anni di violenta guerra tra governo e narcos – 28 mila morti in soli quattro anni – un quotidiano, El Diario, ha scritto una lettera aperta ai narcotrafficanti. L’editoriale è stato pubblicato ieri, è firmato da tutta la redazione e si intitola ¿Qué quieren de nosotros?, Cosa volete da noi?.

El Diario è il quotidiano più diffuso di Ciudad Juarez, una città al confine con gli Stati Uniti in cui il potere dei narcotrafficanti è molto forte, ed è diventato piuttosto noto per la sua copertura precisa e aggressiva della guerra alla droga. La settimana scorsa un loro fotografo, il ventunenne Luis Carlos Santiago Orozco, è stato ucciso con nove proiettili sparati da distanza ravvicinata. Un altro giornalista è stato ferito nell’attentato. Un anno e mezzo fa un altro giornalista di El Diario era stato ucciso dai cartelli della droga.

Al momento siete di fatto l’autorità della città, perché le istituzioni non sono state capaci di salvare i nostri colleghi dalla morte. […] Noi nn vogliamo più morti. Non vogliamo più feriti e nemmeno intimidazioni. È impossibile esercitare il nostro ruolo in queste condizioni. Quindi diteci: cosa vi aspettate da noi come mezzo di informazione? Questa non è una resa. E non significa nemmeno che smetteremo di fare quello che abbiamo sempre fatto. Si tratta della richiesta di una tregua a chi ha imposto la forza della sua legge in questa città, perché rispettino le vite di chi ha dedicato la sua vita al mestiere del giornalismo.

Negli anni l’efferatezza e la platealità degli attacchi dei narcotrafficanti sono aumentate vertiginosamente, in una guerra tra narcos e governo e anche tra gli stessi cartelli della droga, che si contendono zone chiave del contrabbando intimidendo rivali, forze dell’ordine, cittadini e, appunto, mezzi di informazione.

Le autorità non hanno ancora fatto ipotesi su quale cartello possa aver assassinato Santiago. Più tardi, quello stesso giorno, sui muri di Ciudad Juarez è apparso un narcopinta, un graffito firmato da uno dei cartelli della città, La Linea, che negava la responsabilità del gruppo dell’attentato. Al momento dell’omicidio Santiago si trovava nell’automobile di un importante procuratore e attivista della città più volte minacciato di morte dai narcotrafficanti, Gustavo de la Rosa (il cui figlio è uno dei direttori di El Diario), ed è possibile che fosse lui il vero obiettivo dell’attacco.