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  • sabato 18 settembre 2010

Come funzionano le elezioni in Afghanistan

La Reuters spiega cosa mette in ballo il voto di oggi, violenze e minacce a parte

Si vota per eleggere i 249 membri della camera bassa del Parlamento, 68 saranno donne

Oggi in Afghanistan si vota per l’elezione dei 249 membri della camera bassa del Parlamento. I giornali di tutto il mondo in questi giorni e in queste ore si sono soffermati soprattutto sulla sicurezza del paese e sulle minacce dei talebani, che non hanno mancato di colpire gli elettori nel tentativo di ostacolare e delegittimare la consultazione. Naturalmente il racconto non può esaurirsi qui, senza tenere conto dell’aspetto politico. La Reuters oggi spiega nei dettagli come funzionano le elezioni in Afghanistan, chi sfida chi, cosa c’è in ballo.

Qual è il ruolo del Parlamento?
Il Parlamento approva o respinge le proposte di legge del governo, che è composto su indicazione del presidente ma sottoposto all’approvazione dell’assemblea. Recentemente il parlamento afgano ha intensificato il suo potere d’intervento, impedendo al presidente Hamid Karzai di assegnare alcuni incarichi di governo.

Chi sono i candidati alle elezioni?
La maggior parte dei partiti politici è stata rimossa dal processo elettorale nel tentativo di prevenire le tensioni legate alle appartenenze etniche. Questo vuol dire che sia i candidati alle elezioni parlamentari che quelli alle presidenziali si presentano individualmente, come indipendenti. In totale ci sono 2.447 candidati, di cui 386 donne. Il numero di seggi assegnato a ciascun distretto territoriale è proporzionale alle dimensioni della popolazione: Kabul – la città più grande con tre milioni di persone – ha 33 seggi, di cui 9 riservati alle donne. Per potersi candidare è necessario avere il supporto di almeno 1.000 elettori registrati nelle liste.

Ci sono schieramenti in parlamento?
I membri del parlamento rappresentano dozzine di partiti politici e di altre fazioni dei signori della guerra che avevano combattuto durante l’invasione sovietica degli anni ottanta. Se il loro ruolo non è molto importante durante le elezioni, lo diventa quando si tratta di approvare una legge in Parlamento o di nominare i membri del Gabinetto.

Com’è la situazione riguardo la sicurezza?
Più di mille seggi sono rimasti chiusi per motivi di sicurezza. Circa 12 milioni di afgani si sono recati alle urne in 5.816 seggi nelle 34 province del Paese. I talebani hanno colpito ripetutamente cercando di boicottare le elezioni, ma le versioni sono ancora molto controverse: secondo la commissione elettorale il 92% dei seggi è rimasto aperto, mentre il comando dei talebani ha riferito che più di 150 sono stati attaccati dai guerriglieri. Sette membri delle forze di sicurezza afgane (un militare dell’esercito e sei miliziani filo-governativi) sono rimasti uccisi nel nord del paese, nella provincia di Baghlan, in un attacco dei talebani vicino a un seggio elettorale. Altre cinque persone sono morte in un attentato compiuto dai talebani, con un ordigno rudimentale posizionato sulla strada, contro un pullman civile che attraversava la Zeerko Valley con a bordo afgani che andavano a votare.

Chi controlla le elezioni?
La rielezione di Karzai l’anno scorso fu caratterizzata da moltissimi brogli: un terzo delle schede fu annullato dalla Commissione Elettorale. In ogni caso la commissione non potrà prendere nessuna decisione finale senza l’autorizzazione di almeno uno dei due commissari internazionali inviati dalle Nazioni Unite. Eventuali denunce dovranno essere rese entro tre giorni dalle elezioni e la commissione ha l’obbligo di sanzionare ogni tentativo di broglio. I risultati preliminari non usciranno prima del 3 ottobre, per quelli finali bisognerà aspettare almeno fino al 30 ottobre.

Che significato hanno queste elezioni per l’Afghanistan?
Il numero di morti di militari e civili in Afghanistan non è mai stato così alto da quando il regime dei talebani è stato cacciato. Se il governo non sarà capace di assicurare il corretto svoglimento delle elezioni, allora probabilmente cresceranno i dubbi sulle reali possibilità che Karzai ha di rendere il paese più sicuro entro il 2014.