• Scienza
  • martedì 14 settembre 2010

L’invasione dei trichechi

Migliaia di trichechi si sono spostati sulle coste dell'Alaska a causa dello scioglimento dei ghiacci

Le banchine iniziano a scarseggiare e i trichechi devono trovare altri punti in cui riposarsi

di Elena Favilli

A Point Lay, Alaska, così tanti trichechi non si erano mai visti prima. Ne hanno contate decine di migliaia, ammassati uno accanto all’altro lungo un tratto di costa di pochi chilometri. Gli scienziati dicono che si tratta della più grande migrazione mai vista nella storia di questo animale, e che probabilmente ha a che fare con lo scioglimento dei ghiacci. Le uniche altre due occasioni in cui i trichechi erano arrivati su queste spiagge – anche se in numero nettamente inferiore – erano state nel 2007 e nel 2009, due anni in cui le temperature dell’acqua erano state particolarmente elevate.

Di solito, durante la stagione estiva, le femmine di tricheco si prendono cura dei cuccioli nel mare di Chukchi, tra Alaska e Russia. I blocchi di ghiaccio vengono usati come banchine su cui sostare almeno una volta al giorno, dopo essersi procacciati il cibo necessario alla sopravvivenza. Nel momento in cui queste banchine iniziano a scarseggiare, i trichechi devono quindi trovare altri punti in cui riposarsi: questo spiegherebbe il loro spostamento verso le coste dell’Alaska.

Per vederli basta andare sulla strada principale di Point Lay, quella che guarda l’oceano. Sono soprattutto femmine e cuccioli, e sono così vicini al paese che per il momento i voli sono stati sospesi per evitare che il rumore degli aerei possa spaventarli. L’anno scorso più di cento trichechi morirono schiacciati l’uno sull’altro nel tentativo frenetico di gettarsi in mare dopo essere stati spaventati da alcuni rumori nelle vicinanze. Le autorità hanno chiesto agli abitanti e ai turisti di non avvicinarsi.

L’Alaska Dispatch, che per primo ha riportato la notizia dell’arrivo degli animali, scrive che gli scienziati non sanno esattamente quanto possa resistere un tricheco in mare se non ha la possibilità di fermarsi da qualche parte. La loro ipotesi è che per una femmina in normali condizioni di salute la resistenza possa essere al massimo di dieci giorni. I maschi invece possono resistere più a lungo nonostante il loro peso – che in alcuni casi può raggiungere anche le tre tonnellate – perché sono dotati di alcune particolari tasche in corrispondenza di entrambe le aperture dell’esofago che riempiendosi d’aria li aiutano a restare a galla.

L’obiettivo dei ricercatori ora è monitorare i movimenti delle femmine per capire quanto devono allontanarsi da Point Lay per procacciarsi il cibo di cui hanno bisogno e quanto questi spostamenti incidano sulle loro condizioni di salute e su quelle dei cuccioli, che nei primi sette mesi di vita sono abituati a vivere a stretto contatto con le loro madri. Secondo un rapporto dello US Geological Survey l’intera superficie del mare di Chukchi potrebbe essere completamente priva di ghiaccio durante la stagione estiva entro la fine del secolo, per questo ha chiesto che i trichechi siano inseriti nell’elenco delle specie considerate a rischio estinzione. Una riduzione della superficie ricoperta dal ghiaccio infatti probabilmente aumenterebbe anche le dimensioni del traffico navale nei mari di Bering e di Chukchi, e metterebbe i trichechi ancora più in pericolo.

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