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  • lunedì 13 settembre 2010

In che mani va il Giappone

Naoto Kan e Ichiro Ozawa si sfidano domani per la leadership del partito democratico e la guida del governo

L'esito del confronto appare incerto e si temono nuove scissioni e contrasti all'interno del partito che potrebbero rendere più instabile il governo del paese

A leggere la stampa internazionale, l’unico scenario più spaventoso per il Giappone di una vittoria di Ichiro Ozawa nel duello di domani per la guida politica del paese potrebbe essere un’eruzione del monte Fuji dopo tre secoli di inattività: lo sfidante del primo ministro Naoto Kan è infatti descritto come un trafficante della politica, di pessimo carattere e maniere violente, titolare di un curriculum di opportunismi, partiti nati e morti, e torbidi intrighi. Eppure, Ozawa ha chances di farcela.

Domani Ozawa, uno dei principali esponenti del Partito Democratico Giapponese (DPJ), sfiderà l’attuale primo ministro per conquistare la leadership del partito e di conseguenza la guida del paese. Se dovesse vincere, il Giappone si ritroverebbe con il terzo primo ministro dall’inizio dell’anno e il sesto degli ultimi quattro anni, perpetuando l’estrema instabilità politica che riguarda il paese. Il voto sarà interno al partito e potrebbe causare nuove spaccature tra la maggioranza, già messa a dura prova da una caduta del consenso e da forti tensioni interne, dopo la storica vittoria alle elezioni dell’anno scorso.

Ichiro Ozawa ha deciso di sfidare Naoto Kan per la leadership lo scorso 27 agosto in seguito ai risultati delle elezioni di metà mandato di luglio, che hanno portato alla perdita della maggioranza per il DPJ alla Camera Alta del parlamento. Ozawa ha 68 anni, è laureato in legge e si occupa di politica da quasi 40 anni, un lungo periodo di tempo nel quale ha fondato e diretto partiti, cambiato schieramento più volte e ha affrontato procedimenti giudiziari per corruzione e frodi fiscali. Uno dei processi è ancora in corso e potrebbe condizionare le sorti del suo nuovo esecutivo, nel caso in cui riuscisse a sconfiggere Kan.

Entrambi i contendenti sono concordi sulla necessità di riavviare l’economia giapponese, messa a dura prova dalla crisi e dal valore troppo alto dello yen che condiziona le esportazioni. Kan, alla guida del paese da tre mesi, ha ipotizzato di alzare le imposte per mantenere i conti in ordine, mentre Ozawa propone una politica più orientata verso la spesa e la svalutazione dello yen.

Stando ai sondaggi, quattro giapponesi su cinque preferiscono Kan a Ozawa. Definito lo “shogun ombra” del DPJ, Ozawa è visto con diffidenza dall’opinione pubblica, ma può contare tuttavia su un buon sostegno nel partito. I sondaggi danno un’idea sull’orientamento dei giapponesi, ma non offrono alcun elemento solido per poter prevedere l’esito della sfida di domani. A votare non saranno gli elettori, ma i membri del partito.

Domani voteranno i 411 eletti al parlamento del DPJ e il loro voto peserà per due terzi sull’esito del confronto. Il restante terzo sarà affidato alle sezioni locali del partito. Ozawa punta molto sul voto dei rappresentanti locali, ma secondo le previsioni degli analisti, l’attuale primo ministro dovrebbe ottenere il 60% dei voti.

La sfida di domani potrebbe segnare profondamente la carriera di Ichiro Ozawa. Il controverso esponente del DPJ mira a una nuova leadership per imporre la propria agenda al Giappone. Ozawa è da tempo un sostenitore di una politica tesa a intensificare i rapporti del paese in Asia, con l’economia emergente della Cina in primo piano, cercando di far emancipare il paese dagli stretti rapporti con gli Stati Uniti. Negli ultimi giorni, lo sfidante di Kan ha anche ipotizzato di rivedere gli accordi sulla base statunitense di Okinawa, un tema molto sentito in Giappone e che costò sostanzialmente il posto da primo ministro a Yukio Hatoyama, dimessosi lo scorso 2 giugno e ora sostenitore di Ozawa.

L’esito del confronto appare incerto non solo per il nome del vincitore, ma per il futuro stesso del DPJ. Gli osservatori politici temono che se dovesse perdere, Ozawa potrebbe di fatto immobilizzare le attività del partito facendo leva sui propri sostenitori in parlamento. La possibilità di una scissione all’interno del partito appare, invece, più remota e potrebbe rivelarsi controproducente per l’intero paese alla ricerca di una maggiore stabilità politica.

Secondo l’Economist, Ozawa avrebbe lanciato la sfida a Kan non per ottenere più denaro o l’immunità dai processi che ancora lo attendono, ma per conquistare ancora più potere:

Ozawa non si occupa di politica per diventare ricco, ma per ottenere più potere, e più denaro è il suo modo di intendere il potere. È già ricco: l’agenzia di stampa Kyodo ha riferito quest’anno che Ozawa e moglie, la figlia di un magnate dell’edilizia, hanno attività per due miliardi di yen, cifra che comprende ville e terreni in sei diverse province, una sorta di bottino di guerra. Ma se dovesse conquistare nuovo potere, Ozawa dovrebbe fare i conti con la propria storia piena di contraddizioni e non è dunque chiaro se comanderebbe per i propri interessi o per quelli della nazione.

Il monte Fuji intanto risulta tranquillo.

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