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  • mercoledì 1 Settembre 2010

Il discorso di Obama

Il testo del discorso alla nazione del presidente a proposito del ritiro delle truppe dall’Iraq

di Barack Obama

Buonasera. Stasera vorrei parlarvi della fine della nostra missione di combattimento in Iraq, delle sfide alla sicurezza che dobbiamo affrontare e del bisogno di ricostruire il nostro paese.

So che questo è un momento storico di grande incertezza per molti americani. Abbiamo attraversato quello che ormai è quasi un decennio di guerra. Abbiamo subito una lunga e dolorosa recessione. E a volte, in mezzo a queste tempeste, il futuro che cerchiamo di costruire per la nostra nazione – un futuro di pace duratura e lunga prosperità – può sembrare fuori dalla nostra portata. Ma questa tappa deve servire a ricordare a tutti gli americani che il futuro possiamo costruircelo se riprendiamo il cammino con fiducia e impegno. E deve essere anche un messaggio al mondo, che dica che gli Stati Uniti d’America intendono appoggiare e rafforzare il proprio ruolo di guida in questo giovane secolo.

Da questa scrivania, sette anni e mezzo fa, il presidente Bush annunciò l’inizio delle operazioni militari in Iraq. Da quella sera molto è cambiato. Una guerra per disarmare un paese è diventata una battaglia contro una resistenza. Terrorismo e guerre interne hanno minacciato di distruggere l’Iraq. Migliaia di americani hanno perso la vita, decine di migliaia sono stati feriti. Le nostre relazioni internazionali sono state trasformate. L’unità del paese è stata messa alla prova.

Queste sono state le acque agitate in cui ci siamo trovati durante il corso di una delle più lunghe guerre della storia dell’America. Ma nonostante questo c’è stata sempre una costante in mezzo a queste onde. In ogni occasione, gli uomini e le donne americani in divisa si sono comportati con coraggio e fermezza. Da Comandante in Capo sono orgoglioso del loro sacrificio. Da americano, sono sconvolto dal loro sacrificio e dal sacrificio delle loro famiglie.

Gli americani che hanno combattuto in Iraq hanno completato ogni missione che gli è stata assegnata. Hanno sconfitto un regime che aveva terrorizzato il proprio popolo. Assieme agli iracheni e agli alleati che hanno fatto propri immensi sacrifici, le nostre truppe hanno combattuto isolato per isolato per aiutare l’Iraq ad afferrare l’opportunità di un futuro migliore. Hanno cambiato tattiche per proteggere la gente irachena; hanno addestrato le forze di sicurezza irachene; e hanno catturato i leader terroristi. Grazie alle nostre truppe e ai nostri civili – e grazie alla tenacia del popolo iracheno – l’Iraq ha la possibilità di intraprendere un nuovo destino, anche se molti ostacoli rimangono in piedi.

Quindi stasera annuncio che la missione bellica americana in Iraq è finita. L’Operazione Iraqi Freedom è finita e il popolo iracheno adesso ha la responsabilità della sicurezza del proprio paese.

Questo era l’impegno che avevo preso con il popolo americano quando mi candidai a questo incarico. Lo scorso febbraio, annunciai un piano perché le nostre forze di combattimento abbandonassero l’Iraq, raddoppiando al tempo stesso l’impegno per rafforzare le forze di sicurezza irachene e sostenere il governo e il popolo iracheni. Questo è ciò che abbiamo fatto. Abbiamo ritirato dall’Iraq quasi centomila soldati. Abbiamo chiuso o trasferito agli iracheni centinaia di basi. E abbiamo trasferito milioni pezzi di equipaggiamento fuori dall’Iraq.

Questo completa la transizione della sicurezza verso la responsabilità degli stessi iracheni. Le truppe statunitensi hanno lasciato le città irachene l’estate passata e le forze irachene ne hanno preso la guida con capacità considerevoli e impegno nei confronti dei loro connazionali. Anche se l’Iraq continua a soffrire attacchi terroristici, gli incidenti di questo genere sono al minimo dall’inizio della guerra. E le forze irachene si sono impegnate per combattere Al Qaida, sconfiggendo gran parte del suo ruolo nelle operazioni in Iraq.

Quest’anno ha visto anche la grande partecipazione alle elezioni che l’Iraq ha saputo credibilmente tenere. Un’amministrazione guida il paese mentre gli iracheni costruiscono un governo frutto dei risultati di quelle elezioni. Stasera, incoraggio i leader iracheni a proseguire con premura per formare un governo allargato che sia giusto, rappresentativo e responsabile di fronte al popolo iracheno. E quando quel governo sarà insediato non ci sono dubbi che il popolo iracheno avrà negli Stati Uniti un forte alleato. La nostra missione bellica è finita ma il nostro impegno per il futuro dell’Iraq no.

Un contingente di truppe resterà in Iraq con una missione diversa: consigliare e assistere le forze di sicurezza irachene; supportare le truppe irachene nelle missioni di anti-terrorismo; e proteggere i nostri civili. Coerentemente con quanto stabilito con il governo iracheno, tutte le truppe americane lasceranno il paese entro la fine del prossimo anno. Mentre il nostro esercito si ritira, i nostri civili – diplomatici, consulenti, assistenti – si stanno assumendo il compito di aiutare l’Iraq a rafforzare il proprio governo,  risolvere le dispute politiche, ridare casa a quelle persone che si sono disperse a causa della guerra e costruire legami con l’intera regione e con il mondo. Un messaggio che il vicepresidente Biden sta portando al popolo iracheno durante la sua visita di oggi.

Questo nuovo approccio riflette la nostra partnership di lungo termine con l’Iraq, basata su interessi comuni e rispetto reciproco. Certamente la violenza non finirà con la fine della nostra missione di guerra. Gli estremisti continueranno a mettere bombe, attaccare i civili e innescare conflitti. Ma alla fine, questi terroristi mancheranno il loro obiettivo. Gli iracheni sono un popolo orgoglioso. Hanno rifiutato la violenza e non hanno nessun interesse nel vedere una distruzione senza fine. Si rendono conto che, alla fine, soltanto loro potranno risolvere le loro differenze e pattugliare le loro strade. Solo gli iracheni possono costruire una democrazia nei loro confini. Quello che può fare l’America, e che l’America farà, è fornire supporto al popolo iracheno come farebbe un amico e un alleato.

Mettere fine a questa guerra non è solo nell’interesse dell’Iraq: è nel nostro interesse. Gli Stati Uniti hanno pagato un prezzo molto alto per assicurare il futuro dell’Iraq nelle mani del suo popolo. Abbiamo mandato giovani uomini e giovani donne a compiere enormi sacrifici in Iraq, e abbiamo speso risorse enormi all’estero in un periodo di budget molto ristretti nel nostro paese. Lo abbiamo fatto perché crediamo come il popolo iracheno che dalle ceneri della guerra possa nascere un nuovo inizio laggiù, nella la culla della civiltà. Attraverso questo importante capitolo nella storia degli Stati Uniti e dell’Iraq, siamo stati all’altezza delle nostre responsabilità.

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