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  • mercoledì 1 Settembre 2010

Il discorso di Obama

Il testo del discorso alla nazione del presidente a proposito del ritiro delle truppe dall’Iraq

di Barack Obama

Adesso, è nostra responsabilità onorarli restando uniti, tutti insieme, e lavorando per assicurare quel sogno per cui così tante generazioni hanno lottato – il sogno che una vita migliore aspetta chiunque sia disponibile a lavorare per raggiungerla. Il nostro compito più urgente è quello di ripristinare la nostra economia e rimettere a lavoro i milioni di americani che hanno perso il loro impiego. Per rafforzare la classe media, dobbiamo dare ai nostri figli l’educazione di cui hanno bisogno e ai nostri lavoratori gli strumenti per competere nell’economia globale. Dobbiamo avviare industrie che creano posti di lavoro e mettere fine alla nostra dipendenza dal petrolio proveniente dall’estero. Dobbiamo scatenare quell’innovazione che permette a nuovi prodotti di uscire dalle nostre catene di montaggio, e nutrire le idee che nascono dai nostri imprenditori. Sarà difficile. Ma nei giorni che verranno, dovrà essere la nostra missione principale come popolo, e la mia responsabilità centrale come Presidente.

Parte di questa responsabilità è assicurare che riusciremo a onorare i nostri impegni verso quelli che hanno servito questo paese con tanto valore. Finché sarò Presidente, continueremo ad avere il miglior esercito che il mondo abbia mai conosciuto, e continueremo a fare tutto quello di cui c’è bisogno per servire i nostri veterani, come loro hanno servito noi. Questa fiducia è sacra. Per questo motivo abbiamo già effettuato uno dei maggiori aumenti degli ultimi decenni nei fondi destinati ai veterani. Stiamo curando le ferite dello stress causato dalla guerra e dei danni traumatici subiti a livello cerebrale, e allo stesso tempo stiamo assicurando a tutti i veterani l’assistenza sanitaria e i benefit che si sono guadagnati. E stiamo finanziando un progetto di legge che aiuterà i nostri veterani e le loro famiglie a rendere possibile il sogno di una educazione universitaria. Come il GI Bill aiutò quelli che avevano combattuto durante la seconda guerra mondiale – compreso mio nonno – a diventare la spina dorsale della nostra middle class, così oggi i nostri soldati devono avere la possibilità di usare i loro talenti per sviluppare l’economia americana. Perché mettere fine a una guerra responsabilmente significa anche stare a fianco di quelli che l’hanno combattuta.

Due settimane fa, l’ultima brigata da combattimento in Iraq – la Quarta Brigata dell’Esercito – ha iniziato il suo viaggio verso casa nel buio che precede l’alba. Centinaia di soldati e dozzine di veicoli sono partiti da Baghdad e hanno attraversato il Kuwait nelle prime ore della mattina. Più di sette anni prima, le truppe americane e quelle degli alleati avevano combattuto su strade simili a quelle, ma stavolta nessun colpo è stato sparato. Era un convoglio di americani coraggiosi, che stavano tornando a casa. Certamente i soldati hanno lasciato molto alle loro spalle. Alcuni erano teenager quando la guerra è iniziata. Molti hanno prestato servizio più volte, lontano dalle loro famiglie che hanno portato un carico eroico, sopportando l’assenza dell’abbraccio di un marito o del bacio di una madre.

Più dolorosamente, da quando la guerra è iniziata, 55 membri della Quarta Brigata dell’Esercito hanno compiuto l’ultimo sacrificio – diventando parte degli oltre 4.400 americani che hanno dato la loro vita in Iraq. Come ha detto un sergente, «So che per i miei fratelli che hanno combattuto e sono morti che questo giorno sarebbe stato molto importante». Quegli americani hanno dato le loro vite per i valori che hanno vissuto nel cuore del nostro popolo per oltre due secoli. Non hanno servito e combattuto solo per oltre un milione e mezzo di americani ma anche per persone che non avevano mai conosciuto prima, in un paese molto lontano. Hanno potuto guardare nella più buia di tutte le invenzioni dell’uomo – la guerra – e hanno aiutato gli iracheni a trovare la luce della pace. In un’epoca senza cerimoniali di resa, dobbiamo conquistarci la vittoria attraverso il successo dei nostri alleati e la forza della nostra nazione.

Ogni americano che presta servizio nell’esercito è collegato alla lunga linea di eroi che va da Lexington a Gettysburg, da Iwo Jima a Inchon, da Khe Sanh a Kandahar – americani che hanno combattuto per fare in modo che le vite dei nostri figli potessero essere migliori delle nostre. Le nostre truppe sono l’acciaio della nostra nave. E anche se la nostra nave sta navigando in acque difficili, ci danno fiducia che il nostro cammino è quello giusto, e che oltre il buio che precede l’alba ci aspettano giorni migliori. Grazie. Dio vi benedica. E Dio benedica gli Stati Uniti d’America, e tutti quelli che li servono.

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