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  • giovedì 26 Agosto 2010

I gay di West Point

Il New York Times ha incontrato i cadetti omosessuali obbligati a nascondere la loro condizione in accademia militare

Una allieva ha deciso di abbandonare West Point e venire allo scoperto raccontando la propria esperienza

«La cosa più importante che ho imparato qui è come essere un bravo attore» spiega un cadetto omosessuale di West Point, l’accademia militare degli Stati Uniti che forma i futuri generali e parte della classe dirigente della nazione. Come in tutti gli altri ambiti dell’esercito americano, anche a West Point vice la legge del “don’t ask, don’t tell”: la norma impedisce ai cadetti di comunicare il loro orientamento sessuale e se provano a farlo rischiano di essere radiati e di dover abbandonare l’accademia. Chi frequenta l’importante istituzione militare ed è omosessuale deve quindi fingere di non esserlo, ma nascondere interessi e passioni non è sempre facile.

Dopo mesi di bugie e stratagemmi per celare il proprio orientamento sessuale, l’allieva dell’accademia Katherine Miller ha deciso di venire allo scoperto e di dare le dimissioni. Prima di violare la norma del “don’t ask, don’t tell”, Katherine aveva raccontato la propria esperienza alla West Point su un blog utilizzando lo pseudonimo “Private Second Class Citizen”. La sua scelta di abbandonare l’accademia ha riacceso il dibattito negli Stati Uniti sulla delicata questione degli omosessuali nell’esercito e sull’attuale legge, che l’amministrazione Obama vorrebbe modificare. Katherine è stata ospite di numerosi programmi televisivi per raccontare la sua storia e presto inizierà a seguire i corsi della università di Yale.

Assicurando loro l’anonimato, Corey Kilgannon del New York Times ha incontrato in segreto alcuni cadetti omosessuali che frequentano West Point. I tre allievi hanno deciso di parlare, consapevoli di rischiare l’espulsione: il giorno in cui entrano nell’accademia i cadetti devono infatti firmare un documento dove si impegnano a non rivelare la loro eventuale omosessualità e a non mettere in pratica «atti omosessuali».

Per i cadetti omosessuali, reprimere la loro sessualità è solo una parte delle cose da fare per adattarsi a West Point, dove la vita e rigidamente normata e vissuta quasi sempre in uniforme. Il romanticismo di qualsiasi tipo è difficile da mettere in pratica: i 4.400 cadetti, che vivono in una serie di dormitori e mangiano insieme a colazione e pranzo nella Washington Hall, possono organizzare degli incontri ma non possono baciarsi o tenersi per mano quando sono in uniforme.

La percentuale di ragazze nell’accademia è pari al 15% e, secondo i cadetti intervistati da Kilgannon, ci sono almeno una ventina di allieve omosessuali. Capire chi lo è richiede l’utilizzo di allusioni e frasi in codice per mantenere la riservatezza ed evitare che i superiori possano sospettare qualcosa. «Sei della famiglia?» è una delle domande più utilizzate, ma non mancano anche riferimenti a film e serie televisive per comunicare quello che non si può dire. I cadetti omosessuali che ottengono una libera uscita per il fine settimana preferiscono spostarsi nei locali gay di Manhattan, a 80 chilometri da West Point per divertirsi ed evitare di incrociare qualche commilitone.

Un cadetto al quarto anno racconta di aver avuto alcune relazioni con alcuni allievi dell’accademia. Lo scorso anno si innamorò di un tizio in un locale gay di Manhattan e con loro grande sorpresa i due scoprirono poi di essere diventati commilitoni. Al campus hanno così vissuto e patito la loro relazione per sette mesi. Potevano mangiare insieme alla Grant Hall, ma se si incrociavano per strada nelle rispettive compagnie, potevano solamente salutarsi con un cenno del capo o con una pacca sulle spalle. Non poterono frequentare il ballo di fine anno insieme. «Ci sono andato da solo e ho detto agli altri ragazzi che la mia fidanzata aveva il volo in ritardo» racconta l’allievo, che di solito va in un parcheggio poco frequentato per fare le proprie telefonate personali per la paura che i suoi compagni di stanza possano sentire.

Come avviene in buona parte dell’esercito degli Stati Uniti, gli ufficiali che gestiscono West Point sono consapevoli dei problemi cui vanno incontro i soldati omosessuali. All’accademia gli allievi devono seguire alcuni corsi sull’etica che comprendono anche gli insegnamenti sul «rispetto incondizionato del proprio prossimo». Per il resto, i responsabili di West Point ricordano di essere obbligati a far osservare la legge, compresa la norma sul “don’t ask, don’t tell”.