• Mondo
  • martedì 3 Agosto 2010

I nazisti della Mongolia

Il risentimento anti-cinese alla base della nascita di gruppi nostalgici e neonazisti in Mongolia

Durante il Terzo Reich i prigionieri di origine mongola venivano uccisi sommariamente, a causa del loro aspetto fisico

di Giovanni Fontana

Tre anni fa una gang di neonazisti era stata arrestata in Israele, e la cosa aveva suscitato tutto lo scalpore evidentemente insito in quella suggestiva, quanto penosa, contraddizione. Non ha certo la stessa carica emotiva, ma è forse ancora più bizzarra la nuova frontiera della militanza nostalgica del Terzo Reich: la Mongolia.

Il Guardian racconta di questo nuovo rivolo del radicalismo di estrema destra, che trova la propria emanazione in gruppi come quello della Tsagaan Khas – “Svastica Bianca” in mongolo, quasi una caricatura delle classiche parole d’ordine dei movimenti ultranazionalisti. Il repertorio linguistico e simbolico è quello tradizionale: teste rasate, camicie nere e saluti romani.

Il gruppo fa leva sul risentimento anti-cinese, diffuso in tutto il Paese, che vede nell’imperialismo di Pechino una minaccia per la propria indipendenza. Su timori come questi si innestano ardite teorie cospirazioniste, come quella per cui il governo cinese avrebbe ordito un piano per fare sì che il maggior numero possibile di donne mongole siano incoraggiate ad avere rapporti sessuali con uomini cinesi.

Naturalmente i simpatizzanti neonazisti si spingono più avanti, tirando in ballo lo spauracchio della contaminazione razziale: Dayar Mongol – la Grande Mongolia, un altro movimento neonazista – ha minacciato di rasare i capelli delle donne che avessero rapporti sessuali con dei cinesi, come si vede in un video che gli stessi militanti hanno diffuso. In genere tutte le coppie miste sono prese di mira, tanto che il dipartimento di Stato americano ha messo in guardia i viaggiatori sugli attacchi che rischiano di subire le coppie interrazziali.

L’ossessione per la purezza del sangue, accostata all’idolatria di Adolf Hitler, è ancora più curiosa se si tiene presente quale fosse – durante la II Guerra Mondiale – la sorte riservata ai prigionieri di guerra sovietici di origine mongola: l’esecuzione sommaria sulla base dell’aspetto fisico. Trattamento non troppo diverso da quello che molti gruppi neonazisti in Europa – di cui Tsagaan Khas, Dayar Mongol e Blue Mongol sono chiaramente degli epigoni – destinato agli immigrati di origine mongola.

La contraddizione non viene risolta, se non per suggestione: il capo di Dayar Mongol ha spiegato a Time che, del resto, “Genghis Khan aveva molto influenzato Adolf Hitler”.