• Italia
  • lunedì 2 agosto 2010

La nube rossa di Taranto

Si è alzata all'improvviso dall'acciaieria coprendo di polveri minerali molti palazzi del quartiere Tamburi

Sull'Ilva è in corso da anni una battaglia ambientalista per la riduzione delle emissioni di diossina e delle polveri

di Elena Favilli

Ieri mattina a Taranto una nube di polvere rossa si è alzata all’improvviso dal lato sudest dell’Ilva, una delle più grandi acciaierie d’Europa. Al momento sembra che le polveri si siano sprigionate dai parchi di minerali che vengono usati durante i processi di combustione. A risentirne di più è stato il quartiere Tamburi, i cui palazzi si trovano proprio in prossimità degli impianti: «Non si tratta del primo episodio», spiega il presidente del quartiere Egidio di Todaro, «alcuni dei nostri palazzi sono solo a 100 metri di distanza e quando il vento solleva le polveri ce le ritroviamo subito in casa».

Sull’Ilva è in corso da anni una battaglia condotta dalle associazioni ambientaliste e da alcuni comitati cittadini, che denunciano il livello d’inquinamento causato dalla diossina e dalle polveri e considerano insufficienti le misure adottate finora. L’anno scorso Nichi Vendola – presidente della regione Puglia – aveva inaugurato la cosiddetta “macchina mangiadiossina”: un impianto all’urea che permetterebbe di abbassare i valori della diossina prodotta a 2,5 nanogrammi per metro cubo, come previsto dalla legge regionale del dicembre 2008.

Ma per le associazioni ambientaliste si tratta di un miglioramento illusorio, soprattutto in seguito alla firma del protocollo integrativo del febbraio 2009 che ha stabilito una deroga sulle modalità di controllo delle emissioni previste dalla legge: i controlli non sono effettuati in modo continuativo, ma solo attraverso un monitoraggio che avviene a settimane alterne per otto ore e prevalentemente di giorno, quando le emissioni sono generalmente più basse. In più l’Arpa – l’azienda regionale per la protezione ambientale incaricata di effettuare i controlli – ha l’obbligo di avvertire l’Ilva prima di effettuare ogni nuova misurazione. Un insieme di concessioni che secondo le associazioni ambientaliste rendono di fatto impossibile verificare con certezza il corretto funzionamento dell’impianto.

(foto e video credits Giuseppe Trotta)

Mostra commenti ( )