Esselunga contro Coop

La società di Bernardo Caprotti ha comprato una pagina sui quotidiani per protestare contro il monopolio di Unicoop

Al centro dello scontro un terreno che una famiglia livornese ha venduto all'Unicoop, nonostante la cifra offerta da Esselunga fosse più alta

Non è una guerra nuova: Esselunga è tornata all’attacco di Coop. Il 18 luglio la società di Bernardo Caprotti, già autore del libro Falce e Carrello contro la Lega delle Cooperative, aveva acquistato due pagine su molti dei più importanti quotidiani italiani per accusare il Comune di Modena e la Coop Estense di aver stretto accordi per impedire a Esselunga di costruire un supermercato nella città. Ieri Esselunga si è ripetuta, comprando un’altra pagina sui giornali per denunciare quanto sarebbe successo a Livorno, roccaforte del marchio Coop.

L’accusa di Caprotti è la stessa: il monopolio di Unicoop, che dopo due anni di trattative avrebbe influenzato e convinto la famiglia Fremura a venderle un terreno per la costruzione di un centro commerciale, nonostante Esselunga avesse offerto una cifra decisamente più alta, 40 milioni di euro a fronte dei 30 dei concorrenti. Il terreno è a soli 300 metri dallo storico centro commerciale Coop della città, la “Cooppona” per i livornesi, e per Esselunga riuscire ad aprire proprio lì un supermercato concorrente sarebbe stato un grosso colpo. E ancora sullo sfondo c’è una rivalità politica e geografica che in Italia incombe persino sui supermercati: le Coop delle regioni rosse contro l’industriale di destra dell’Esselunga milanese.

Nella pubblicità acquistata da Caprotti appaiono due tabelle, che evidenziano la disparità di presenza delle due società a Modena e Livorno, scrive Repubblica.

La prima riguarda il comune di Modena, dove i negozi dei due marchi della Lega Coop, Conad e Coop, raggiungono l’88,1% delle superfici di vendita dei supermercati cittadini, contro il 3,4% di Esselunga. La seconda, invece, cita Livorno, dove la Lega arriva al 72,2%, mentre il gruppo di Caprotti non è presente. Segue una scritta: “Coop ha appena acquistato l’unico sito disponibile per un supermercato di 2.550 metri quadrati nella città di Livorno, terreno per anni trattato da Esselunga”.

La famiglia Fremura, che possedeva il terreno, ha spiegato che l’offerta di Esselunga sarebbe semplicemente arrivata in ritardo, solo dopo la firma dell’accordo con Unicoop.

«In realtà il gruppo Esselunga non ha mai formalizzato in tempo utile alcuna offerta – precisa Antonella Boccardo, nipote di Marcello Fremura e responsabile delle trattative per la cessione dei terreni – ma c’è stata solo una lettera privata tra il cavaliere Bernardo Caprotti e mio zio. Trattative di questo genere, che sono molto complicate, si fanno con atti concreti alla mano e condizioni contrattuali ben definite».

Caprotti ha rilasciato una dichiarazione di risposta dove esprime il proprio rispetto per i Fremura, ma in cui sottolinea come il problema sia più ampio e radicato, e riguarderebbe i poteri amministrativi.

Esselunga «precisa di non aver ricevuto dal gruppo Fremura alcuna comunicazione sul ritardo dell’offerta. Ma Esselunga non ha nulla da eccepire. La famiglia Fremura è costituita da persone la cui correttezza è indiscussa e che devono quotidianamente relazionarsi con il contesto in cui vivono e lavorano, ovvero la città di Livorno»

Il sindaco di Livorno Alessandro Cosmi ha evitato di esprimere parere in merito alla questione.

«È una lite commerciale. Se ci sono state ingiustizie, se ne occuperà la magistratura.»

La pagina comprata sui quotidiani (ma non su Repubblica, considerato un giornale nemico) ha lo stesso slogan di quella della settimana scorsa, “Concorrenza e Libertà”, e si apre con una citazione della favola di Fedro del lupo e dell’agnello, rispettivamente Coop e Esselunga. Prosegue poi con tre frasi dei dirigenti Unicoop tratte da articoli del Tirreno, che secondo Caprotti dimostrerebbero la volontà della società di fermare i concorrenti a tutti i costi.

La prima risale al 2008: «A Livorno non lasceremo un solo metro alla concorrenza», sostiene l’ amministratore delegato di Unicoop Tirreno, Sergio Costalli. Che si ripete nel 2009. Fino al grido «Livorno è nostra», lanciato dal presidente di Unicoop Tirreno, Marco Lami.

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