Siamo persone di rispetto

Roberto Formigoni sfugge al merito delle contestazioni sui rapporti con la ghenga Carboni

La bocciatura della lista Formigoni "somigliava a un colpo di Stato, a un atto illegittimo e incostituzionale contro di noi"

«Le contestazioni eventualmente sollevate nei miei confronti sono del tutto infondate». Anche Roberto Formigoni, il soggetto di maggior visibilità tra quelli contattati dalla presunta ghenga Carboni per influenzare nomine, appalti e sentenze, adotta la linea “sono tutte balle”. Lo fa con un’intervista al Giornale firmata da Sabrina Cottone (non incalzantissima, diciamo). La ricostruzione dei contatti con Martino e Lombardi ha una lunga premessa sulla drammaticità della situazione istituzionale nel momento in cui la lista Formigoni rischia di essere esclusa dalle elezioni regionali.

«Ci siamo chiesti come fosse possibile una tale bomba atomica contro la democrazia. Da quel momento ogni nostra energia e nostro atto sono stati orientati a capire perché, ad acquisire pareri e particolari, a capire quali erano le iniziative da mettere in atto per evitare un vulnus contro la democrazia. Somigliava a un colpo di Stato, a un atto illegittimo e incostituzionale contro di noi»

In quelle ore concitate e frenetiche, con la salvezza della democrazia in ballo, Formigoni pare essersi mosso con qualche ingenuità, o con qualche distrazione, a leggere le sue elusive spiegazioni sui rapporti con la ghenga.

Ma chi era questo Martino? Che cosa c’entrava?
«Non so, in quelle giornate lì, tra tutto il partito ci siamo mossi in tutte le direzioni. Abbiamo parlato tra di noi e con altri. Non avremmo dovuto far così? Ci siamo sentiti in dovere di difendere il diritto dei nostri cittadini. Abbiamo sentito legali, li abbiamo selezionati, non è che uno abbia già a disposizione il legale adatto per qualsiasi situazione. Ho sentito molte persone ma non ho mai dato mandato a nessuno: si tratta di un atto formale impegnativo. Ho dato mandato solo a coloro che ho scelto come legali».

Vuol dire che in situazioni tanto difficili può capitare di parlare con qualsiasi persona?
«Qual è il rilievo che mi viene mosso? Aver dato a mandato a qualcuno: non ho dato mandato a nessuno. Abbiamo messo in moto come partito un’attività e sviluppato per tutto il mese iniziative ufficiali per ristabilire il buon diritto. Non ho dato mandato a nessuno. Io, i miei partiti, la coalizione, abbiamo dato mandato ufficialmente a una serie di legali».

Le domande, come detto, già non sono così aggressive. Ma Formigoni sfugge anche a quelle, addirittura con risposte “è come dico io”.

Le segnalazioni al ministero sono comprensibili, ma perché parlare di ispezioni con Martino?
«No, la ricostruzione giusta è quella che le dico».

Vuol dire che parlava d’altro?
«Io faccio migliaia di telefonate, non posso ricordarle tutte! Ma un presidente di Regione agisce per atti e i nostri sono atti regolari e depositati».

E infine, dopo essersi dichiarato con la definizione della ghenga data da Berlusconi, il governatore della Lombardia conferma la sua linea “faccio quello che mi pare”.

Scusi, ma lei perché parlava con questi pensionati sfigati?
«Perché, adesso non c’è libertà di parola in Italia? Non ha visto quante centinaia di persone di rispetto si trovano a parlare con queste persone?»

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