Il caso Gatti Mezzi

Breve Bignami di un successo musicale litoraneo che si allarga e potrebbe arrivare sotto casa di tutti

Il primo disco Anco alle puce ni viene la tosse nel 2007 vinse una sezione del Premio Ciampi

di Ico Gattai

Tra i prodotti tipici pisani, accanto al mucco pisano e al pomodoro pisanello, possiamo ormai tranquillamente annoverare il popolare complesso musicale I Gatti Mézzi: non gatti a metà ma gatti molto bagnati, fradici – “mézzi”, nella lingua locale – , quindi attenzione alla pronuncia: “e” chiusa e doppia zeta da leggersi in “pazzi”. A Pisa “roba da gatti mezzi” oppure “da gatti fradici” indica una situazione particolarmente raccapricciante. Quelle dei Gatti Mezzi sono canzoni con qualcosa di grottesco che riguarda i nostri tempi: nessuno che gioca più a nascondino per la strada e nelle case c’è tristezza, troppe seghe mentali, troppi aggeggi tecnologici, troppa televisione stupida, troppa distanza dalle cose vere, troppi gamberetti con la rucola e poche seppie con le bietole.

Non a caso, gastronomia popolare e infanzia tempestosa sono due degli argomenti base nelle canzoni del gruppo, insieme al mare con tanti pesci e ed alcuni personaggi caratteristici e pittoreschi del dopoguerra a Pisa. Così, ridendo e scherzando, jazz, stornello e cabaret, diventano una trasandata, partecipata, memoria cittadina. La musica dei Gatti Mézzi è un impasto morbido di swing: il paragone con Paolo Conte è quello che rende meglio l’idea di questo repertorio sonoro tra il popolare profondo e il colto anti-accademico, un mondo fatto di ritmi indiavolati e meditazioni ariose, marcette in odor di Balcani, accenni di jazz manouche, ragtime, momenti sospesi e sognanti che sanno di Nino Rota.

I testi, molto spesso, riguardano storie, gente e luoghi, della città di Pisa. Con un rigoroso uso dello slang locale, il vernacolo pisano: una lingua che non è una lingua, e nemmeno un dialetto, ma un italiano rivisto e corretto, uno slang, un modo di parlare che a Roma e Milano si può capire, ma non proprio del tutto.

Già dalle prime scoppiettanti uscite live, I Gatti Mézzi vanno a coprire un’evidente domanda culturale, ed entusiasmano un variopinto e vasto pubblico: un bel branco di gente che non aspettava altro. A Pisa fanno presto a sfondare: finalmente una degna risposta alle pizziche e alle tarantelle, così invadenti e saltellanti anche sulle rive dell’Arno; finalmente qualcuno che risponda con la necessaria autorevolezza artistica a Bobo Rondelli, portavoce nazionale della livornesità (come c’è scritto su wikipedia). Bobo, a Pisa, durante le sue splendide e acclamatissime performances, da buon livornese, non ha mai rinunciato ad acide battute nei confronti degli amati-odiati cugini pisani. Con Bobo Rondelli, I Gatti Mézzi, hanno duettato più volte sul palco.

Pigliarsi per il culo, ma con molto stile, sennò non vale

I Gatti Mézzi sono Francesco Bottai, chitarra e voce; e Tommaso Novi, pianoforte, voce e fischio; ottimi musicisti già prima di diventare Gatti Mézzi, si definiscono “due pisani veri, di quelli che ce n’è rimasti pochi”.
Il primo disco Anco alle puce ni viene la tosse nel 2007 vince una sezione del Premio Ciampi. Canzoni come “Bimbetto Scarmanato” – le avventure d’un bambino casinista tra lucertole sventrate e suore sgambettate – e  “Tragedia dell’estate” – cronaca poetica d’una terribile tempesta su un furibondo riff pianistico – li fanno conoscere e apprezzare in tutta la Toscana. Dal secondo disco – Amori e Fortori – inizia la collaborazione con una sezione ritmica all’altezza della situazione: Matteo Anelli al contrabbasso e Matteo Consani alla batteria. In questa seconda prova discografica si segnalano “L’omini ar semafero”, fenomenologia degli sguardi acchiapponici in fila nel traffico e “Tombolo”: in cui Gatti Mezzi vanno oltre, e cantano della base americana a Tombolo, fra Pisa e Livorno. Anni Cinquanta, strani giri, prostitute locali con la scossa del boogie-woogie.
Nel terzo disco – Struscioni – la formula non cambia e non perde freschezza, però tutto è più maturo e professionale. In mezzo a successi che ormai hanno sconfinato rispetto alla Toscana litoranea, il 2 giugno 2010 i Gatti Mézzi suonano al consolato italiano di Parigi, ma basta una rapida occhiata ai loro prossimi impegni live per farsi un’idea del loro habitat naturale: Festa della Pubblica Assistenza a Marina di Pisa, Festa della Sardegna a Uliveto Terme, Festa dell’Unità a Calcinaia e nelle piazze di Arezzo, Montevarchi, Pescia.

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