“Erano presenti anche alcune signore”

Bruno Vespa scrive al Corriere della Sera per spiegare la cena di giovedì a casa sua con Berlusconi e Casini

"La cena doveva restare riservata non perché fosse «segreta», ma soltanto perché era una privatissima occasione"

Quando l’agitazione pare già un po’ sgonfiata – Casini non entrerà in questa maggioranza, e lo sapevano tutti – arriva oggi una lettera di Bruno Vespa al Corriere della Sera, per “spiegare” i termini della cena a casa sua che è stata al centro dei pettegolezzi politici del weekend. La formula della lettera – formula alla Fallaci, nel suo piccolo – è “caro direttore, accetto il tuo cortese invito” di “commentare la cena che si è tenuta giovedì scorso in casa mia”. Vespa vuole ristabilire “la verità dei fatti”.

La storia è questa. Il 7 luglio 1960 uscì sulla edizione aquilana de «Il Tempo» il mio primo articolo, come dire?, professionale. Gianni Letta aveva appena lasciato quella redazione per trasferirsi nella sede centrale del giornale. Lui aveva 25 anni ed era ormai un affermato professionista, io ne avevo 16. A cinquant’anni da quel giorno, ho programmato un mese fa una cena invitandovi alcune persone alle quali sono legato da antica amicizia e altre che mi onorano di un più recente rapporto di amichevole stima. Durante la cena— erano presenti anche alcune signore— si è parlato di tutto, dalla situazione internazionale alla crisi economica e sono stati toccati anche temi meno impegnativi. Una conversazione piacevole, discreta e del tutto normale.

Ma raccontate le ragioni della rimpatriata, Vespa ci tiene a difendere gli ospiti e in particolare – par di capire – il cardinale Tarcisio Bertone, sottraendolo ai sospetti di ingerenze e interessi nelle cose della politica italiana

Quando Berlusconi e Casini hanno avuto uno scambio di battute sulla situazione politica, nessuno degli altri ospiti (il cardinal Bertone, il governatore Draghi e il presidente Geronzi, oltre a Letta) ha pronunciato una sola sillaba. Non una che è una. Parlare perciò di «cena politica» e addirittura di pressioni della Santa Sede per un ipotetico ritorno dell’Udc al governo è irriguardoso prima che falso. Come è falso parlare di cena combinata per favorire l’incontro tra due leader politici. Sono amico di Casini da 25 anni e sia lui che Berlusconi hanno incrociato costantemente la mia vita di cronista negli ultimi due decenni. C’erano tutte le ragioni, insomma, per invitarli entrambi. La cena doveva restare riservata non perché fosse «segreta», ma soltanto perché era una privatissima occasione. Capisco che chi aveva interesse a smentire un inesistente tête-à-tête Berlusconi-Casini abbia fatto trapelare i nomi degli altri ospiti. Ma mi spiace che personalità lontanissime dalla politica si siano viste attribuire ruoli ai quali sono totalmente estranee. Grazie e cordialità