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  • Lunedì 12 luglio 2010

Israele ammette “errori” nell’assalto alla Mavi Marmara

L'inchiesta parla di "errori" ma assolve la Marina da colpe e responsabilità precise

La commissione d’inchiesta della difesa israeliana riguardo il raid sulla Mavi Marmara ha concluso i suoi lavori, affermando che gli incidenti a bordo – che hanno portato alla morte di nove attivisti turchi – sono stati causati dal fallimento delle operazioni di intelligence e dalla mancanza di un’adeguata preparazione all’operazione.

La commissione, guidata dal generale Giora Eiland, ha diffuso un rapporto nel quale comunque considera le cose che non hanno funzionato come degli “errori”, evitando quindi di parlare apertamente di responsabilità o colpe precise. Il rapporto inoltre chiarisce uno dei principali dubbi sull’intera operazione: perché la marina israeliana ha deciso di calare dei soldati sul ponte della nave – con tutti i rischi e le conseguenze che questo ha comportato – piuttosto che tentare di sabotare la nave, per impedirle di raggiungere Gaza. Secondo il rapporto, qualsiasi tentativo di sabotaggio avrebbe avuto danneggiato seriamente la nave e per questo a Israele non sarebbe rimasta altra scelta. Nel preparare lo sbarco sulla nave, però, la marina israeliano non avrebbe considerato a sufficienza la possibilità di dover affrontare un attacco violento una volta a bordo. Anche per questa ragione il rapporto accusa i vertici della marina di non aver comunicato adeguatamente con il Mossad, che avrebbe potuto dare loro informazioni preziose a riguardo.

In ogni caso, il rapporto non chiede che sia presa alcuna azione disciplinare nei confronti di nessuna delle persone implicate nell’attacco.

“Con mio grande sollievo”, ha detto Eliand, “l’inchiesta non ha mostrato negligenze o colpe su nessuna questione significativa: sono stati commessi degli errori a livelli piuttosto alti, e a questi dobbiamo il risultato dell’operazione, certamente diverso da quello che era stato pianificato”

Naturalmente quella israeliana non è l’unica commissione d’inchiesta a occuparsi di quanto accaduto lo scorso 31 maggio al largo di Gaza. La commissione promossa dal governo turco ha appena iniziato a occuparsi dell’inchiesta, ma con poteri piuttosto limitati: in questo momento infatti i cinque membri della commissione hanno soltanto il compito di investigare sulla conformità alle leggi internazionali del raid che ha portato alla morte di nove persone. Non hanno il potere di ascoltare testimoni né può trarre alcuna conclusione riguardo i soggetti coinvolti nel raid.

Nei giorni scorsi è stata presentata una richiesta all’Alta corte di giustizia di dare alla commissione turca un mandato più ampio e oggi i giudici si sono detti possibilisti. Qualora la richiesta dovesse andare a buon fine, la commissione turca avrebbe la possibilità di acquisire documenti, ascoltare testimoni – magari anche gli stessi soldati israeliani – avvertendoli che quello che diranno potrà usato contro di loro e avvalersi delle consulenze di esperti in vari settori.