Poveri con la Jaguar

Secondo i dati di Contribuenti.it, il 47% delle ville dei luoghi di villeggiatura sono intestate a nullatenenti e pensionati con la social card

Nel 2007, solo 6.253 "percettori di reddito d'impresa" - su due milioni - hanno dichiarato più di 200mila euro

Non è una novità, ma ogni tanto è bene ricordarlo. Soprattutto a fronte dei dati di Contribuenti.it riportati dal Corriere della Sera, che mostrano quanto l’evasione fiscale in Italia sia una pratica diffusa e probabilmente in crescita. L’Associazione Contribuenti Italiani fa notare che il 47 per cento dei contratti di locazione delle ville di Porto Cervo, Forte dei Marmi, Capri, Sabaudia, Positano, Ravello, Panarea, Portofino, Taormina e Amalfi sono intestati a nullatenenenti o pensionati con la social card, prestanome di imprenditori che evadono le tasse. Identica cosa per gli yacht, al 64 per cento posseduti da nullatenenti o società di comodo.

Una volta la Guardia di finanza ha pizzicato a Siena un signore che aveva chiesto il contributo per pagare la pigione spettante agli indigenti: aveva due ville e quattro appartamenti. In un’altra occasione è stato sufficiente controllare a fondo il parco macchine di un caseggiato popolare per scoprire fra gli assegnatari degli alloggi i proprietari, rispettivamente, di una Porsche Carrera, una Jaguar e un Suv Volkswagen Tuareg. E questo a Padova, non a Napoli, dove il 59,9 per cento degli occupanti abusivi delle abitazioni Iacp e addirittura il 78 per cento di quelli comunali dichiara di vivere d’aria.

Il Corriere della Sera scrive che, a peggiorare le cose, tutti — a partire dal ministero dell’economia — conoscono la situazione. Nel 2004 è stato proprio il ministro Giulio Tremonti a denunciare la contraddizione delle 230mila auto di lusso vendute in un paese in cui solo 17mila persone avevano dichiarato un reddito superiore ai 300mila euro. Tredici volte di più. Oggi le cose non sembrano cambiate, anzi. Nel 2007 solo lo 0,18 per cento dei contribuenti (poco meno di 76 mila persone) ha dichirato un reddito superiore ai 200mila euro. E di questi 76mila il 56,8 per cento erano lavoratori dipendenti e il 25 per cento pensionati. Tra quelli a dichiarare più di 200 mila euro, i “percettori di reddito d’impresa” — circa due milioni, in Italia — erano invece meno del 10 per cento: 6.253. Un altro segnale di quanto questa degenerazione sia diffusa ci viene fornito dai dati sul cosiddetto scudo fiscale: la legge approvata dal governo che facilita il ritorno di capitali in Italia dall’estero.

La prima opportunità offerta nel 2002-2003 a chi aveva illegalmente esportato capitali all’estero senza pagarci le tasse diede un risultato clamoroso: vennero regolarizzati circa 70 miliardi di euro, che per il 60% erano stati portati in Svizzera da cittadini residenti in Lombardia. «Pochi giorni e poi partiranno controlli severissimi», proclamò il fisco. […] Trascorsi appena sei anni, ecco un nuovo scudo fiscale, con risultati ancora più clamorosi. I miliardi di euro regolarizzati, questa volta, sono stati ben 106: molti di questi, è prevedibile, usciti dall’Italia dopo il 2003. Per andare da dove a dove? Ancora una volta in gran parte dalla Lombardia verso la Svizzera.

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