• Italia
  • giovedì 1 luglio 2010

La prova di forza sulle intercettazioni

Il PdL vuole portare la legge alla Camera a fine luglio, i finiani tentennano: ecco cosa c'è in ballo

Ieri l’ufficio di presidenza del PdL ha chiesto alla presidenza della Camera di calendarizzare la discussione sulla legge sulle intercettazioni – già approvata al senato – per il 29 luglio: subito dopo l’approvazione della manovra finanziaria, in tempo per essere discussa e approvata prima delle vacanze estive. Il presidente della camera Fini si è adeguato, non prima di avere giudicato però “irragionevole” la richiesta.

Berlusconi e il PdL chiedono di discutere la legge il 29 luglio per due ragioni fondamentali. La prima è il desiderio di arrivare alle vacanze estive avendo risolto e chiuso tutti i delicati capitoli legislativi in discussione in questi giorni: la manovra finanziaria, la legge sulle intercettazioni, il lodo Alfano costituzionale e magari l’elezione di un nuovo vicepresidente del CSM. La seconda – vi fa riferimento un retroscena su Repubblica – è il timore che durante l’estate possano saltare fuori delle nuove intercettazioni. La terza ragione è lanciare un messaggio preciso ai finiani, la cui strategia sulle intercettazioni prevede invece la derubricazione della legge a questione non urgente, quindi affrontabile con calma a settembre, per magari modificarla e quindi farla tornare al senato: Berlusconi vuole chiudere subito.

La giornata di oggi sarà fondamentale nella definizione delle prossime tappe. Alle 9 del mattino Gianfranco Fini riunisce la conferenza dei capigruppo, alla camera: si parlerà dei calendari delle prossime settimane. L’ufficio legislativo del PdL tenterà di parlare con quello del Quirinale, per farsi indicare le osservazioni e le modifiche proposte dal Capo dello Stato. Nel pomeriggio a piazza Navona si terrà la manifestazione contro la legge promossa dalla Federazione nazionale della stampa. Poi in serata si riunisce la consulta per la giustizia del PdL presieduta da Niccolò Ghedini, ed è probabile che lì verranno prese le decisioni definitive. L’attuale orientamento del premier e dei suoi fedelissimi è di tirare dritto, anche a costo di rompere definitivamente con Fini e i suoi. Così Liana Milella su Repubblica.

Da ieri si preparano un luglio e un agosto di fuoco. Con i berluscones all’attacco, decisi a chiudere i conti col presidente della Camera. «O dentro o fuori. O ci asseconda o se ne va. Tanto, elettoralmente, non pesa nulla». Lui non nasconde la sorpresa. Tant’è che ai suoi confida: «Ero convinto che avrebbero desistito dalla forzatura di voler mettere questo ddl a tutti i costi in calendario. C’è la manovra, c’è la crisi economica, si può andare a settembre». Percepisce il segnale ostile del Cavaliere, sente la voglia di sfida, reagisce «indignato». La sua squadra gli fa quadrato intorno. Ma Berlusconi, dicono i colonnelli, vuole «dargli una lezione» e chiudere sulle intercettazioni.

Il piano di Berlusconi è questo. Portare la legge alla camera il 29 luglio, approvarla con pochissime modifiche “tali da non mutare la natura del testo”: niente a che vedere con quello che cercano di ottenere Giulia Bongiorno e i finiani. Poi tentare un doppio voto nel giro di una settimana utilizzando un doppio voto di fiducia, al senato e poi di nuovo alla camera. Negli stessi giorni il senato dovrebbe approvare il lodo Alfano costituzionale: la prova di forza finale. Con possibile sorpresa, però.

Con l’incognita dei finiani e soprattutto della presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. «Che farà lei? Presenterà delle modifiche?» si chiedeva ieri il segretario della consulta Pdl Enrico Costa. Lì può cadere il piano del Cavaliere perché se la Bongiorno e i finiani correggono le storture della legge e l’opposizione vota a favore cambia la storia del ddl, ma anche dei rapporti tra Fini e Berlusconi. E il destino del governo e della legislatura.

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