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  • mercoledì 30 Giugno 2010

L’idolatria della Chiesa

Costretto a fare pubblica ammenda il cardinale Schönborn, che aveva accusato Sodano di aver coperto un caso di pedofilia

Il Papa ripete che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal suo interno, ma ha umiliato pubblicamente il cardinale in prima linea nella denuncia degli abusi

Il cardinale austriaco Schönborn, che un mese e mezzo fa aveva accusato pubblicamente il cardinale Sodano di aver coperto uno dei casi più gravi di pedofilia nella Chiesa Cattolica, è stato convocato ieri in Vaticano e costretto a pubbliche scuse. “Umiliato”, scrivono i giornali di tutto il mondo.

L’origine dei fatti risale allo scorso 9 maggio. Cristoph Schönborn sostenne che negli anni Novanta Joseph Ratzinger (allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, suo vecchio amico) fosse intenzionato a fare chiarezza sul caso di Hans Hermann Groër – predecessore di Schönborn come arcivescovo di Vienna, morto nel 2003 e responsabile di un numero imprecisato di violenze sessuali – e “usare una linea di tolleranza zero”. La volontà e l’influenza di Angelo Sodano nella Curia romana avrebbero finito però per metterlo in minoranza: secondo Schönborn, l’allora segretario di Stato avrebbe deciso di coprire gli abusi e insabbiare le inchieste, per evitare effetti negativi sull’immagine della Chiesa. La portata delle accuse di Schönborn era stata gigantesca: era la prima volta che un cardinale accusava pubblicamente un altro cardinale e i giornali parlarono di “atto senza precedenti”.

A seguito di quelle frasi Joseph Ratzinger ha convocato Schönborn a Roma e lo ha costretto a fare pubblica ammenda al termine di un incontro con l’attuale segretario di stato Tarcisio Bertone e lo stesso Angelo Sodano. Il comunicato con cui il Vaticano ha annunciato l’incontro dà l’idea della situazione, facendo riferimento ai “giudizi equivoci” di Schönborn nei confronti dell’allora segretario di stato Sodano e del “compianto” cardinale Hans Hermann Groër. Dice altre due cose importanti, il comunicato. La prima è che “nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al Papa”. La seconda è che Schönborn – che aveva anche fatto aperture verso le coppie gay e l’abolizione del celibato sacerdotale – farebbe bene a tenere per sé le sue divagazioni dottrinali.

A Schönborn non è rimasto che abbozzare e dirsi “dispiaciuto”, ma l’umiliazione rimane: secondo il New York Times sarebbe stata pretesa dallo stesso Sodano. E in molti hanno osservato una nuova contraddizione da parte della Chiesa e di papa Benedetto XVI: che un giorno allude al peccato che contagia la Chiesa al suo interno e l’altro attacca i giornali accusati di persecuzioni; un giorno annuncia “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e quello dopo umilia un cardinale che ha denunciato proprio l’esistenza del male all’interno della Chiesa. Simili perplessità sono espresse oggi su Repubblica da Vito Mancuso, teologo e già sacerdote.

Ieri il papa ha sottolineato che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal fronte interno: “Il danno maggiore lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità”. Ma allora perché, due giorni fa, ha pubblicamente umiliato il cardinale Christoph Schönborn, finora il più coraggioso degli uomini di Chiesa nel lottare contro il terribile inquinamento interno che è la pedofilia del clero? Io quasi non volevo crederci, non poteva essere vero che Benedetto XVI, dopo aver più volte affermato di voler fare tutto il possibile per stabilire la verità e perseguire la giustizia nello scandalo pedofilia, avesse costretto l’arcivescovo di Vienna a una specie di Canossa vaticana. Eppure era vero.

Mancuso si dice colpito soprattutto dal “disinteresse mostrato dal papa per il merito delle accuse” mosse da Schönborn. Possibile che a Ratzinger non interessi se Schönborn dice o no la verità? Se Sodano abbia coperto davvero le indagini di Vienna sul cardinale Groër, addirittura compianto?

Il papa semplicemente non se ne è curato, non è entrato nel merito, alla verità ha preferito la forma ricordando che solo a lui è concesso accusare un cardinale. Così il comunicato ufficiale: “Nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al papa”. Ma se è così, allora il papa è tenuto ad andare fino in fondo verificando se le accuse di Schönborn a Sodano sono fondate o sono solo calunnie. Lo farà?

Mancuso ricorda le parole dette da Ratzinger soltanto lo scorso 11 giugno, quando disse di “voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”. Mera retorica di stato, visto il comportamento concreto di Ratzinger: che dice altre due cose.

Primo: se non fosse stato per la forza dei giornali e delle tv tutto sarebbe rimasto sconosciuto e insabbiato; se la Chiesa riuscirà un giorno a fare pulizia al proprio interno lo dovrà alla forza delle scomode verità fatte emergere dalla libera informazione. Secondo: fino a poco tempo fa la linea tenuta dal cardinal Sodano sul caso Groër era la prassi abituale, come appare anche dalla Epistula de delictis gravioribus inviata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinal Ratzinger ai vescovi di tutto il mondo che imponeva il secretum Pontificium per tutte le gravi trasgressioni del clero (notare: il caso Groër risale a sei anni prima!). È proprio questa la peculiarità dello scandalo, non tanto la pedofilia di preti e vescovi, quanto l’insabbiamento da parte delle gerarchie, il fatto incredibile che i vertici ecclesiastici sapevano di questi crimini e, per non indebolire il potere politico della Chiesa, tacevano e insabbiavano. Per anni e anni. Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio.

Ecco perché secondo Mancuso non c’è speranza che le cose cambino, almeno per ora. Malgrado il cambio di tono, la Chiesa si trova esattamente dove si trovava dieci anni fa.

Le dichiarazioni del cardinal Sodano che riduceva a “chiacchiericcio” le accuse erano esattamente in linea con questa politica dell’insabbiare, e l’umiliazione inferta dal papa al cardinale Schönborn per averlo criticato è una conferma che questa politica non è terminata. La subdola peculiarità di questo scandalo mondiale è purtroppo ancora in vita. Salvare la Chiesa prima di tutto. Prima dei bambini e della loro vita psichica e affettiva. Prima dei genitori e del loro inestirpabile dolore. Prima del senso di giustizia di tutta una società. Prima della giustizia di cui rendere conto davanti a Dio. Prima di tutto, la Chiesa e la sua immagine, e il conseguente potere che ne deriva. Per questo l’ordine era (anzi è, perché altrimenti non si sarebbe salvata l’onorabilità del potente cardinal Sodano) coprire, insabbiare, dissimulare, mentire, negare, comprare. Tra l’ottantina di cardinali della Chiesa solo uno aveva avuto il coraggio e l’onestà di puntare il dito contro il vertice della nomenclatura. Il papa l’ha messo a tacere, l’ha fatto rientrare tra le fila, imponendogli una bella dichiarazione di facciata.

Mancuso ha una spiegazione per il fatto che la Chiesa prediliga gli interessi degli aguzzini a quelli delle vittime: la prevalenza della Chiesa su Dio nella fede di molti cattolici.

La risposta a mio avviso consiste nella teologia elaborata lungo i secoli che ha condotto a una vera e propria idolatria della struttura politica della Chiesa, a una sorta di sequestro dell’intelligenza da parte della struttura per affermare se stessa sopra ogni cosa, il cui inizio si può emblematicamente collocare, come già intuito da Dante, nella stesura del falso documento conosciuto come “Donazione di Costantino” da parte della cancelleria papale (documento svelato come falso da Lorenzo Valla nel 1440). Questa teologia ecclesiastica ha condotto a fare dell’obbedienza alla Chiesa gerarchica il segno distintivo dell’essere cattolico: il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico. Dante non lo sarebbe più, neppure san Paolo, che ebbe l’ardire di opporsi pubblicamente a Pietro, non potrebbe far parte di questa Chiesa cattolica. Al termine degli Esercizi spirituali così Ignazio di Loyola illustrava il rapporto con la verità che deve avere il cattolico: “Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.