Google tratta sulla censura cinese

Per ottenere il rinnovo della licenza per la sua versione cinese, il motore di ricerca ha riaperto alcuni dei propri servizi

Da alcuni mesi, Google.cn rimandava alla versione di Hong Kong del motore di ricerca per superare le censure di Pechino

Lo scorso gennaio Google comunicò ai propri utenti che non avrebbe più tollerato le censure imposte dal governo di Pechino per la ricerca dei contenuti online. La decisione, maturata anche in seguito a una serie di violenti attacchi informatici provenienti dalla Cina, portò alla sospensione dei servizi di Google.cn, la versione cinese del motore di ricerca, e alla rimozione dei filtri che impedivano di visualizzare alcuni link nelle pagine dei risultati. A sei mesi di distanza dall’inizio del nuovo corso, in Cina le cose sembrano complicarsi ulteriormente: il governo di Pechino potrebbe impedire a Google di rinnovare la propria licenza per operare nel paese con il dominio Google.cn, spiegano i responsabili del motore di ricerca sul loro blog.

Al momento rinviamo tutti quelli che usano Google.cn su Google.com.hk, la versione per Hong Kong del nostro motore di ricerca. Questo reindirizzamento, che consente di offrire risultati non censurati in cinese semplificato, ha funzionato bene per i nostri utenti e per Google stesso. Tuttavia, è ormai chiaro dai contatti che abbiamo avuto con le autorità del governo cinese che il reindirizzamento non è considerato accettabile, e che se continueremo a rinviare gli utenti la nostra licenza da Internet Content Provider non sarà rinnovata (scade il 30 giugno). Senza una licenza ICP, non possiamo gestire un sito commerciale come Google.cn, dunque Google verrebbe sostanzialmente spento in Cina.

Il problema non è di semplice risoluzione: alle autorità di Pechino non piace che un sito cinese rimandi automaticamente verso un sito di Hong Kong che consente di superare alcuni filtri della censura, mentre Google non vuole perdere la propria presenza in Cina e al tempo stesso vuole mantenere l’impegno assunto lo scorso gennaio per offrire risultati senza censure. Per risolvere la questione, i responsabili del motore di ricerca hanno deciso di sperimentare una via di mezzo, che forse potrebbe raccogliere i favori del governo cinese.

A partire dalle prossime ore, gli utenti che visiteranno Google.cn non saranno rinviati automaticamente sulla versione di Hong Kong, ma finiranno in una “landing page” della versione cinese del motore di ricerca che consente di accedere ad alcuni servizi (ricerca di brani musicali, sistemi per la traduzione) oppure di passare a Google.com.hk per effettuare le normali ricerche online. Tecnicamente la soluzione supera le obiezioni presentate dalle autorità di Pechino e potrebbe dunque aprire la strada al rinnovo della licenza ICP.

Come società aspiriamo a rendere l’informazione disponibile per qualsiasi utente in qualsiasi luogo, Cina compresa. Per questo motivo abbiamo lavorato duramente per mantenere in vita Google.cn, così come abbiamo continuato il nostro lavoro di ricerca e di sviluppo in Cina. Questo nuovo approccio è coerente con il nostro impegno contro l’autocensura e, crediamo, con le leggi del paese. Confidiamo che la nostra licenza venga rinnovata su queste basi così da poter continuare a offrire i nostri servizi in cinese attraverso Google.cn.