Come i paesi europei risparmiano sulla difesa

I tagli di bilancio per affrontare la crisi interessano anche gli eserciti europei e la NATO inizia a preoccuparsi

A causa dei tagli previsti da numerosi stati, in Europa si spenderà meno per la difesa e la differenza rispetto alle capacità militari degli Stati Uniti si farà ancora più evidente. La previsione è del Wall Street Journal che ha da poco esaminato la situazione europea rilevando una tendenza alla riduzione delle spese per la difesa da parte di numerosi paesi come Francia, Germania, Spagna e Italia. Anche la Gran Bretagna, lo stato europeo che investe più risorse nella difesa, dovrebbe ridurre il budget previsto per i militari nel tentativo di contenere le spese e mettere a posto i conti riducendo l’indebitamento.

Nel breve periodo, le ristrettezze economiche non dovrebbero influire sull’impegno europeo in Afghanistan, dove 40mila soldati, principalmente dall’Europa, si trovano al fronte con 78mila statunitensi. «Non c’è stata alcuna indicazione sul fatto che i governi vogliano ridurre la loro propria presenza in Afghanistan per ragioni economiche» ha detto Ivo Daalder, ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, che guida gli sforzi militari nei territori afgani.

Le cose potrebbero però cambiare nel lungo periodo: i tagli previsti dai principali stati membri potrebbero portare a una futura riduzione dei contingenti verso l’Afghanistan, lasciando buona parte dell’onere agli Stati Uniti. La spesa per la difesa negli USA equivale praticamente al doppio di quanto viene speso da tutti gli stati europei alleati con gli statunitensi. La preoccupazione presso la NATO per i tagli decisi da alcuni membri dell’alleanza è tangibile e ha indotto gli alti comandi a fare pressioni nei confronti dei governi per non usare la crisi economica come una scusa per risparmiare sulla difesa.

Nella maggior parte dei paesi europei, la spesa per i militari è ormai inferiore ai livelli del 2008. La Spagna ha ridotto le spese per la difesa del 9% nel corso di quest’anno, risparmiando così circa 600 milioni di euro, che vanno a sommarsi ai tagli da 400 milioni di euro dello scorso anno. Da qui al 2014, la Germania metterà in campo tagli per risparmiare circa 80 miliardi di euro e il 10% di questi dovrebbero interessare la difesa. Una soluzione simile sarà probabilmente adottata anche in Francia, dove sono previsti tagli per circa 5 miliardi di euro nel corso del prossimo anno. La riduzione della spesa dovrebbe essere realizzata anche grazie a un piano che prevede di ridurre il numero del personale nell’esercito francese del 17% entro sei anni.

I tagli interesseranno anche l’Italia, ma l’entità della riduzione della spesa non è ancora del tutto chiara ed è affidata al dibattito parlamentare sulla manovra finanziaria. Secondo  il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto,  alcuni «esponenti della burocrazia interna del ministero dell’Economia» starebbero lavorando contro le forze armate e di polizia. Ma la questione e il dibattito sono assai più complessi di così.

Il problema, a livello sia italiano che europeo, rimane quello dell’ottimizzazione di spese e costi.

L’Europa potrebbe spendere meno e meglio, secondo gli esperti di difesa. Alla fine del 2008, i paesi dell’Unione Europea contavano circa 1,8 milioni di donne e uomini sotto le armi, a differenza degli 1,4 milioni degli Stati Uniti, stando ai dati dell’Agenzia europea per la difesa. L’Europa ha speso più degli USA per il personale – 106 miliardi di euro a fronte di 93 miliardi di euro – ma ha impegnato 80mila soldati nelle operazioni militari rispetto ai 210mila degli Stati Uniti.

Per i responsabili della NATO, le forze militari dei paesi europei non sono sufficientemente coordinate e hanno una organizzazione del tutto simile a quella utilizzata durante la Guerra Fredda. Le risorse vengono così impegnate per mantenere caserme e altre infrastrutture datate, mentre si fa poco per investire in nuovi mezzi e sistemi più flessibili adatti per affrontare i conflitti di oggi. I tagli alla spesa potrebbero aggravare questa condizione: lo sviluppo dei nuovi caccia continua a rallentare e la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche potrebbe arenarsi nel caso di scarse disponibilità economiche.

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