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  • giovedì 24 Giugno 2010

Com’è andata con McChrystal

Cinque cose che pochi hanno detto sull'articolo che ha portato alle dimissioni del generale

Alla fine la cosa di cui abbiamo parlato di meno è stata proprio l’articolo. Ieri il presidente Obama ha rimosso Stanley McChrystal dal suo incarico di capo delle forze armate statunitensi in Afghanistan, a causa del contenuto di un pezzo pubblicato da Rolling Stone. Le attenzioni di tutti si sono giustamente concentrate sul caso politico, e quindi è finito in secondo piano un elemento che ha fatto invece da protagonista centrale della vicenda. Cosa sappiamo di quel pezzo lungo otto pagine, a parte le sei o sette righe che ne hanno riprodotto i giornali di tutto il mondo? Poco e niente. Invece di cose da dire e raccontare ce ne sarebbero.

Primo. In pochi hanno detto chi fosse l’autore dell’articolo. Lui si chiama Michael Hastings, ha trent’anni e quando ne aveva venticinque era già inviato di Newsweek in Iraq: uno dei più giovani giornalisti occidentali a Baghdad. Durante i suoi ultimi mesi in Iraq, la sua fidanzata – Andi Parhamovich, anche lei giornalista – decise di raggiungerlo, per passare più tempo con lui. Finì che lei morì poco dopo il suo arrivo, vittima di un attentato, e Hastings raccontò la loro storia in un libro uscito qualche mese dopo: “Ho perso il mio amore a Baghdad”.

Secondo. L’articolo di Hastings è pieno di informazioni e dettagli sulla vita di McChrystal e del suo staff, delle loro abitudini, dei loro riti, del contenuto delle loro chiacchiere. In molti si sono chiesti come ha fatto Hastings a passare così tanto tempo con lo staff del generale statunitense più impegnato e potente dell’Afghanistan: gente che non ama avere giornalisti intorno avrebbe passato ore a chiacchierare con Hastings invece che lavorare? Come ha segnalato Christian Rocca, tutto si deve alla nube provocata dal vulcano islandese Eyjafjallajokull. Hastings ha incontrato McChrystal e il suo staff a Parigi, dove il generale avrebbe dovuto tenere una conferenza e partecipare a una cena. A causa della nube e della relativa chiusura degli aeroporti europei, McChrystal e i suoi dovettero aspettare per un po’ a Parigi per poi spostarsi in autobus fino a Berlino, dove restarono alcuni giorni. Poi ripartirono verso l’Afghanistan, e Hastings riuscì a farsi portare con loro. Risultato: Hastings passò con McChrystal e il suo staff oltre un mese. Abbastanza da mettere insieme una montagna di materiale.

Terzo. Per diverse ore, nonostante l’articolo di Hastings fosse già oggetto delle attenzioni dei giornali di tutto il mondo, il sito di Rolling Stone non lo aveva ancora pubblicato integralmente. L’edizione cartacea uscirà domani, e il piano della direzione era far trapelare degli stralci e delle indiscrezioni per convincere il maggior numero di persone possibili a comprare la rivista in edicola. Ma la notizia era troppo grossa, e le dimensioni del caso politico richiedevano una lettura integrale dell’articolo: nel giro di poche ore diverse testate statunitensi si erano procurate il testo integrale e lo avevano pubblicato, altre avevano reso disponibile direttamente il pdf. Per un po’ gli editori di Rolling Stone hanno diffidato gli altri giornali dal pubblicare l’articolo in versione integrale, poi si sono arresi all’evidenza e lo hanno messo sul loro sito. Rimane il fatto che non avessero affatto intuito il suo potenziale, e questo gli ha attirato diverse critiche. Sapete chi ha in copertina il numero di Rolling Stone che ha portato alle dimissioni di McChrystal dal più importante incarico militare operativo degli Stati Uniti? Lady Gaga.

Quarto. La descrizione che l’articolo fa di McChrystal e del suo staff è affascinante e piena di dettagli epici. McChrystal aveva già la fama di soldato perfetto, e prima di fare il comandante in Afghanistan si occupava delle operazioni segrete: è l’uomo che ha catturato Saddam Hussein e ucciso Al Zarkawi, per fare un paio di esempi. Nel pezzo si raccontano di lui cose da leggenda metropolitana: dorme quattro ore a notte, mangia un solo pasto al giorno, corre dieci chilometri ogni mattina. Il suo staff è dipinto come un gruppo variegato e affiatato che si diverte un sacco: un’allegra banda di ragazzotti guidata da un leader forte e carismatico. “Io morirei per loro”, dice McChrystal in un passaggio dell’articolo. “Loro morirebbero per me”. In effetti, prima di sapere che l’articolo conteneva anche le parole che hanno portato alle dimissioni del generale, il Pentagono si augurava che la pubblicazione di un pezzo del genere su una rivista come Rolling Stone potesse attirare l’interesse dei giovani e magari convincerli ad arruolarsi nell’esercito. Non è escluso che sia stata questa la ragione fondamentale per cui ad Hastings è stata data l’autorizzazione di passare così tanto tempo con McChrystal e il suo staff. Certo non pensavano di trovarsi fra le mani uno scandalo di queste proporzioni.

Quinto. Questa è un’opinione e non un fatto, ma fidatevi. Se la storia vi ha appassionato e masticate un po’ di inglese, stampate l’articolo e leggetelo, stasera o in viaggio o quando avete un momento libero. È bello.