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  • lunedì 21 Giugno 2010

Il film del Brasile, in 3D

I cinema del circuito The Space offrono le partite dei mondiali in 3D

Stare al cinema col telefono acceso e senza stare in silenzio è un po' straniante

di Gabriele Niola

Un po’ la noia degli incontri di questo mondiale, un po’ il condizionamento delle martellanti pubblicità Sky sul tema e un po’ la voglia di sentire le vuvuzelas finalmente nella pienezza del Dolby Surround, alla fine vado a vedere Brasile – Costa D’Avorio in uno dei 22 cinema del circuito The Space che mandano le partite in tre dimensioni.

La prima cosa che si capisce andando a vedere una partita di calcio in 3D al cinema è che la stranezza non sarà tanto la terza dimensione quanto lo stare in sala. La cosa è evidente già in macchina mentre ci si reca in loco, quando la tradizionale fretta per arrivare in tempo al cinema viene mitigata dal pensiero che tanto pure entrando al decimo del primo tempo si capirà la trama.
Il senso di straniamento è poi ancora più forte quando, una volta in sala, è subito chiaro che non si dovrà spegnere il telefono cellulare o parlare sottovoce. Il volume è alto, le vuvuzelas trionfano (più che in casa ma in sala diventa quasi bello: ho detto quasi) e il telecronista (uno apposito che racconta la partita solo nei cinema in 3D: “Benvenuti amici del circuito The Space a questa partita in 3 dimensioni!”) si sente forte e chiaro. Insomma al cinema si risponde al telefono, si mandano messaggi e si parla ad alta voce liberamente.

La seconda cosa che si nota è che le riprese in 3D sono diverse. Non si tratta unicamente dell’aggiuntina dimensionale, sono proprio punti di vista diversi che generano un racconto diverso.
La classica inquadratura dall’alto è un po’ più vicina al campo, e soprattutto esiste un montaggio in diretta. Come se la proiezione in una sala condizionasse le riprese, il calcio in 3D non è sempre visto dalla medesima prospettiva come capita di solito (replay esclusi). Le azioni, anche nel loro svolgersi, sono mostrate staccando con una certa frequenza (è tollerabile, lo dico subito!) tra la visuale classica ed una da terra, ad altezza giocatore che non soffre molto dell’effetto “schiacciato” proprio per la suddetta terza dimensione.
Il senso è probabilmente quello della retorica “è come stare in mezzo al campo” ma il risultato che si raggiunge è di un racconto migliore. Ad esempio, fortuna ha voluto che ci fosse proprio un’inquadratura da terra in occasione del secondo gol del Brasile (quello che è somigliato ad una fiera di sombreri): l’effetto è stato di grande di impatto e più simile a Fuga per la vittoria che ad una tradizionale partita. Io ho apprezzato.
Da appassionato di calcio non accanito ho adorato quest’idea di due visuali diverse tra cui alternare la ripresa, la partita è meno impersonale e si colgono molti più particolari. È anche evidente però che gli appassionati di tattiche e schemi ne rimarranno infastiditi poichè ci si concentra sul particolare perdendo totalmente di vista il generale. Scuole di pensiero.

Capitolo 3D. Funziona. L’effetto tridimensionale applicato allo stadio, ai replay, allo svolgersi della partita, anche nella visuale da lontano è affascinante e il merito, come capita anche per i film, non è solo della terza dimensione quanto dell’alta definizione. Tre dimensioni infatti vuole anche dire necessariamente alta definizione e, come sa chi vede i mondiali in casa in HD, è tutta un’altra cosa. In più il 3D fa comprendere meglio i falli e si è meno ingannati. Rimangono uguali invece gli inganni visuali di quei tiri che sembrano prendere lo specchio della porta mentre invece sono totalmente fuori. Ma quello capita anche allo stadio, che è molto in 3D.
I problemi ci sono solo nelle sequenze molto rapide, quando i giocatori fanno uno scatto e quindi la figura inquadrata si muove rapidamente da un punto all’altro dello schermo. In quei casi l’occhio fa un po’ fatica ma il fastidio diminuisce piazzandosi lontano dallo schermo. Per il resto non ci sono sbavature, l’effetto regge come in un film.
Particolare gioia nel pubblico quando a sorpresa davanti alla videocamera spuntano della bandiere, si ha l’impressione di averle davanti, o quando i giocatori sono andati a festeggiare un gol davanti al cameraman 3D: momento “in mezzo a voi”, in cui si ha l’impressione di vederli uscire.

I lati negativi. La partita del Brasile è stata tra le più divertenti del mondiale finora, tuttavia un po’ di noia si è sentita e il solo pensiero di una partita veramente noiosa da vedersi in quelle condizioni (di fatto intrappolati, senza accesso al frigorifero) è un po’ pesante. Ancora peggio l’idea di vedere l’Italia. Nella sala in cui sono andato il pubblico ha subito tutto insieme il consueto condizionamento da Brasile (per il quale si è portati a fare il tifo) seguito dall’effetto Rocky IV (quando l’avversario dimostra più cuore del favorito e si passa dalla sua parte), accompagnando di volta in volta le azioni con applausi (inutili perchè ovviamente i giocatori non possono sentirli e dunque non si sa a beneficio di chi siano).
Pensare di vedere l’Italia correndo il rischio di fischi quando la squadra gioca male, battute qualunquiste a voce alta, sfiducia diffusa seguita da esultanza sconsiderata al goal mette un po’ paura. Ma non è colpa del 3D.