Sepe e Lunardi indagati, sette cose da sapere

Come si è arrivati ad accusare di un vasto traffico di corruzioni l'arcivescovo di Napoli e un senatore ed ex ministro

Quali sono le accuse?
Concorso in corruzione e corruzione aggravata.

Chi conduce l’inchiesta?
I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi della procura di Perugia, titolari dell’inchiesta sulle Grandi Opere. L’inchiesta venne trasmessa a Perugia per competenza su Roma, quando tra gli indagati fu iscritto il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio.

Chi sono i due indagati?
Pietro Lunardi, 71 anni, ingegnere, è attualmente senatore del PdL ed è stato ministro delle infrastrutture nel governo Berlusconi tra il 2001 e il 2006. Il cardinale Crescenzio Sepe, 67 anni, arcivescovo di Napoli, è stato prefetto della Congregazione Propaganda Fide dal 2001 al 2006.

Cos’è Propaganda Fide?
È il vecchio nome della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, una delle nove congregazioni della Curia Romana. “Ha competenza per tutto quello che riguarda l’attività missionaria: dirige e coordina l’opera di evangelizzazione dei popoli. Per i suoi ampi poteri (per i territori di missione le sono attribuite anche molte funzioni normalmente esercitate da altri dicasteri) il prefetto della congregazione è anche definito Papa rosso” (Wikipedia). I beni di Propaganda Fide, un patrimonio immenso (si stimano oltre 9 miliardi di euro) sono frutto di proprietà e donazioni secolari. Produce utili per 56 milioni di euro solo in canoni d’affitto.

Da dove nascono le accuse nei confronti di Sepe?
Il cardinale Sepe è stato menzionato negli interrogatori di Guido Bertolaso che aveva spiegato di aver avuto una casa di via Giulia a Roma attraverso il cardinale che dapprima lo aveva ospitato in un collegio universitario di Propaganda Fide. L’architetto Zampolini, “ufficiale pagatore” dell’imprenditore Diego Anemone, ai pm di Perugia poco prima aveva rivelato che a pagare l’affitto della casa in via Giulia era lo stesso Anemone.
Lunardi ha poi dichiarato in un’intervista che quando era ministro Propaganda Fide gli ha offerto gratis per quattordici mesi un appartamento romano che gli ha poi venduto a metà prezzo (secondo Lunardi: secondo altre stime, un quarto).

E le accuse contro Lunardi?
Il nome di Pietro Lunardi è uscito dalla “lista Anemone”, l’agenda di lavori compiuti dalla cosiddetta “cricca” Anemone-Balducci in gran parte come favori a politici per ottenere appalti e controfavori, dopo che di lui aveva parlato Laid Ben Fathi Hidri, l’ex autista di Anemone che aveva raccontato ai magistrati i meccanismi di passaggio del denaro. Avrebbe, nella sua veste di ministro, favorito la concessione di lavori e appalti all’impresa di Anemone e partecipato agli accordi col cardinale Sepe di cui sopra.

Cosa avrebbe ottenuto in cambio Sepe da Lunardi?
Nelle ricostruzioni dei quotidiani di oggi, Repubblica parla di due milioni e mezzo di euro, destinati ad Arcus, un progetto di ristrutturazione dei musei vaticani i cui lavori sarebbero stati affidati alle imprese del Gruppo Anemone. Il Corriere spiega invece che “i 2,5 milioni di euro pubblici sarebbero stati destinati al restauro del palazzo seicentesco che ospita la sede di Propaganda Fide in piazza di Spagna a Roma. Il finanziamento, stanziato anche per la realizzazione di una pinacoteca nello stesso immobile, una proprietà extraterritoriale del Vaticano, ebbe il via libera con il decreto ministeriale a doppia firma varato il 20 luglio 2005, e firmato da Lunardi e da Rocco Buttiglione, allora ministro dei Beni culturali, che regolava gli interventi di Arcus, la società governativa nata per sveltire le procedure dell’edilizia di interesse culturale. I lavori di restauro non vennero mai terminati, e oggi al posto della pinacoteca vi sono solo alcuni uffici amministrativi”. Il Giornale aggiunge che nel Cda di Arcus compare “Ercole Incalza, oggi braccio destro di Matteoli, già interrogato a Firenze per l’acquisto della casa della figlia tramite Zampolini”.

Fonti: il Giornale, Repubblica, Corriere della Sera, la Stampa, Wikipedia