La nuova mappa della metropolitana di New York

Il design del 1979 è stato un po' "allargato" per maggior chiarezza

La leggendaria mappa di Massimo Vignelli del 1972 fu giudicata troppo confusa

Le mappe della metropolitana sono un genere a parte nel meraviglioso mondo della cartografia. In ogni città che ha una rete sufficientemente disegnabile – Roma esclusa, insomma – l’immagine delle linee colorate che si incrociano sulla sagoma della città è diventata una delle icone urbane più riconoscibili: si tratti di Londra, Parigi, Tokyo, New York o persino Milano con le sue tre linee e mezza. Ci sono scuole grafiche diverse che si sono rese riconoscibili, e prima ancora scuole toponomastiche: come identificare le linee, con un nome, un numero, il nome dei capolinea? E poi le scelte dei colori, dei simboli, e soprattutto dell’aderenza alla planimetria reale da parte del disegno della mappa. Che ha avendo un’utilità prevalentemente simbolica – tragitti e destinazioni prevalgono su tutto il resto – spesso è ricostruita privilegiando la chiarezza rispetto all’aderenza topografica.

E se c’è un posto dove tutto questo diventa sempre più evidente, è Manhattan. L’isola è stretta e lunga, molto stretta e molto lunga, e per di più stretta sul lato orizzontale: e questo ha sempre complicato molto il lavoro di chiarezza per chi doveva inserire in così poco spazio linee, stazioni, nomi, simboli. Così, un po’ alla volta negli anni, la mappa della metropolitana di New York è andata allargando sempre di più le dimensioni di Manhattan, e adesso siamo alla vigilia di una nuova dilatazione.

L’ha raccontato la settimana scorsa il New York Times mostrando la progressione delle successive mappe. Una nuova versione, ancora erede di quella disegnata nel 1979 da Michael Hertz, sarà presentata il mese prossimo. Prima del 1979 si usava una mappa di meraviglioso design, ma ritenuta a ragione troppo confusa e al centro di lunghe polemiche, opera di Massimo Vignelli (che qui la spiega).