Manovra? Quale manovra?

Il ruolo di Tremonti nel governo non è mai stato così centrale e imprescindibile

E noi qui da giorni ad arrovellarci sul contenuto della manovra: le province vanno, le province vengono, il condono edilizio si fa, anzi no, gli stipendi dei giudici si tagliano, ma non è sicuro. La verità sembra essere invece piuttosto banale: lo stesso Berlusconi non sa ancora quello che c’è dentro la manovra. Lo racconta Francesco Bei su Repubblica:

«Presidente, per dirle la verità Tremonti il decreto non l’ha fatto vedere nemmeno a me. Ma mi ha assicurato che arriverà ad horas». Con un pizzico di imbarazzo, ieri Silvio Berlusconi ha confermato al presidente della Repubblica quello che ormai in molti nel governo sospettavano: la manovra da 25 miliardi, approvata all’unanimità martedì pomeriggio dal Consiglio dei ministri, semplicemente ancora non c’è. Il “vero” decreto è rimasto chiuso per due giorni al ministero di via XX Settembre, in attesa che Tremonti tornasse ieri sera da Parigi e stringesse gli ultimi bulloni.

Il ritardo sarà subito colmato, e già durante la mattinata di oggi il testo della manovra verrà sottoposto al Quirinale. Ancora buio totale sul fronte dell’abolizione delle province: l’ultimo testo che il governo ha diffuso è quello del 26 maggio, che contiene l’abolizione delle piccole province, ma in seguito al quale sono arrivate le rassicurazioni telefoniche fatte all’UPI sul fatto che le province non si toccano. E Napolitano non è l’unico che deve ancora mettere gli occhi sulla manovra: gli stessi parlamentari del PDL non hanno ancora capito cosa gli toccherà votare. Durante l’assemblea del gruppo della camera di martedì sera Tremonti sarebbe stato muto come un pesce.

«Mi dispiace – ha esordito Tremonti – ma la manovra non posso farvela vedere. Sarebbe scortese nei confronti del Quirinale, voi capirete». Una frase che ha suscitato un brusio di disapprovazione in sala, visto che già da alcuni giorni i giornali ne avevano pubblicato ampie anticipazioni. «Quello che avete letto non è vero – ha replicato Tremonti – e le bozze sono uscite per l’infedeltà di qualche ufficio… sapete, quando si vanno a toccare delle sacche di privilegio c’è chi prova a sabotare». Una giustificazione che non ha convinto i deputati, tanto che alla fine della riunione nella sala sarebbero rimasti soltanto in trenta.

Quel che è certo è che mai come in questi giorni Berlusconi è stato ridotto a personaggio comprimario del suo stesso governo. La palla è in mano a Tremonti, completo padrone della situazione, di fatto vice premier con poteri esecutivi. Il 26 maggio l’Unità apriva la sua prima pagina con una grande foto di Tremonti e una scritta: “Il nuovo premier”. Oggi ancora no, domani chissà, di questo passo.