• Italia
  • giovedì 27 Maggio 2010

Un paese di settentrionali

A margine del dibattito sulle province da abolire, ecco cosa raccontano i dati Istat sulla popolazione

Gli italiani aumentano al Nord e diminuiscono al Sud

di Davide Guadagni

Il balletto nato ieri attorno alle province da abolire e alle relative popolazioni (in un primo tempo i dati che sono stati consultati erano quelli del censimento 2001, successivamente gli ultimi Istat del 1° gennaio 2009) conteneva una novità e alcune notizie.

La novità è che la popolazione italiana in questi ultimi 7 anni è cresciuta in maniera davvero sensibile. Era dal 1971 che non si registrava una tendenza all’aumento di queste proporzioni. Fu a quel punto, infatti, che si registrò un incremento sul precedente censimento di quasi quattro milioni di abitanti. Da allora solo incrementi minimi e, dal 1981, la crescita si è fermata per attestarsi stabilmente attorno ai 56 milioni di abitanti.

I più recenti dati Istat confrontati con l’ultimo censimento segnalano invece un incremento che supera i 3 milioni di abitanti (siamo balzati oltre i 60 milioni). La crescita però, è tutt’altro che uniforme – qui stanno le notizie – e si differenzia in maniera netta da regione a regione, da provincia a provincia. È facile trovare nelle variazioni della popolazione segni che confermano lo stato dell’economia nelle varie zone del paese.

Di fronte a una crescita media della popolazione del 5,3 per cento, in alcune regioni del Sud e nelle Isole si registra addirittura un decremento.
Ogliastra, Isernia, Medio Campidano, Nuoro Oristano, Vibo Valentia, Enna, Matera, Caltanissetta, Catanzaro Potenza, Messina registrano saldi negativi rispetto al 2001 di migliaia e migliaia di abitanti.
A crescita zero, o quasi: Napoli, Palermo, Bari, Cosenza, Brindisi, Siracusa, Taranto, Reggio Calabria, Agrigento, Barletta, Benevento, Campobasso, Crotone.
Sotto la media nazionale quasi tutto il resto del meridione.

Il maggiore incremento, invece, si segnala a Reggio Emilia (14,4%) e hanno una crescita a due cifre: Roma, Brescia, Bergamo Treviso, Latina, Parma, Ravenna, Rimini, Lodi e Olbia.
Tra i capoluoghi di regione – oltre a quelli già citati – Torino, Milano, Firenze, Bologna, Trento, Perugia, Bolzano segnano incrementi superiori alla media nazionale, crescono poco Venezia e Cagliari stabile Genova, decresce Trieste come, a sorpresa, una parte del Far Est.