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  • mercoledì 26 Maggio 2010

Le mascotte di Londra 2012

Londra presenta Mandeville e Wenlock, le mascotte high tech delle Olimpiadi del 2012

A molti non piacciono ma per tradizione mascot brutte uguale olimpiadi belle

Si dice che le Olimpiadi più belle siano quelle con le mascotte più brutte. O forse è solo un modo per consolarsi, a Londra, dopo la presentazione di Mandeville e Wenlock, le due mascotte monoculari dei giochi 2012. La leggenda racconta che i due polifemo high-tech disegnati dalla Iris siano nati dalle ultime gocce dell’acciaio usato durante la costruzione dello stadio olimpico di Londra. Sul sito ufficiale c’è anche un’animzione che ne ripercorre la storia.

Creative Review le ha analizzate pezzo per pezzo. L’occhio ha la forma di un obiettivo e la lampada che portano in testa ricorda quella dei taxi di Londra. La cresta a tre punte di Mandeville ricorda i tre podi olimipci, mentre quella di Wenlock è disegnata a partire dalle tre mezzelune del logo delle Paraolimpiadi. Entrambe hanno un account Twitter.

Brutte e fortunate, dunque? Abbiamo seguito il ragionamento di Fast Company e siamo andati a vedere che cos’era successo negli altri casi.

Waldi – Olimpiadi 1972 Monaco

Il bassotto Waldi disegnato da Otl Aicher è una delle mascotte olimpiche più apprezzate di sempre. Doveva essere il simbolo della nuova Germania libera dal passato nazista, invece le Olimpiadi di Monaco di quell’anno furono travolte dalla violenza del gruppo estremista palestinese Settembre Nero, che prese in ostaggio e poi uccise undici atleti della squadra olimpica israeliana.

Amik – Montreal 1976

Il castoro delle olimpiadi canadesi ebbe molto successo, ma i giochi furono un vero disastro finanziario: lo stadio olimpico fu completato solo dopo la fine delle olimpiadi e lasciò la città con un debito di più di un miliardo e mezzo di dollari.

Misha – Mosca 1980

Nonostante il sorriso sinistro e una cintura in cui gli anelli ricordavano più un pugno di ferro che le olimpiadi, l’orsetto Micha fu molto apprezzato in Russia. Le olimpiadi furono boicottate da più di 60 nazioni come segno di protesta nei confronti dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, ma la mascot fu eletta a simbolo dell’orgoglio russo e divenne protagonista di una serie televisiva.

Sam l’Aquila – Los Angeles 1984

L’aquilotto in stile Disney disegnato da C. Robert Moore assomigliava più a un pollo che a un uccello reale ma funzionò alla grande: le olimpiadi di Los Angeles furono le prime della storia a non avere bisogno di finanziamenti pubblici e riuscirono a incassare più di 223 milioni di dollari.

Hodori – Seul 1988

Il tigrotto un po’ sfigato a metà tra Garfield e la tigre dei Kellogs portò fortuna alla Corea del Sud, che con quelle olimpiadi presentò al mondo Seul come nuova capitale asiatica.

Cobi – Barcellona 1992

Il cane dalle sembianze umane disegnato dallo spagnolo Javier Mariscalnon non piacque a nessuno: troppo poco cane e troppo deprimente per essere ispirato a Picasso. Eppure proprio quelle olimpiadi portarono Barcellona sulla ribalta internazionale e la trasformarono in breve tempo in una delle mete europee più desiderate.

Izzy – Atlanta 1996

Nessuno riuscì a capire esattamente cosa fosse quella prima mascot totalmente realizzata in digitale, e pare che molti ad Atlanta la chiamassero addirittura “lo spermatozoo con le sneakers”. Anche in questo caso però valse la combinazione brutto+fortunato e le Olimpiadi di Atlanta furono un grande successo per la città.

Olly, Syd e Millie – Sidney 2000

Olly, Syd and Millie erano il kookaburra, l’ornitorinco e l’echidna chiamati a rappresentare Sidney per le olimpiadi del 2000. Il loro stile un po’ troppo anni novanta non piacque ai più, ma quelle di Sidney furono definite le migliori olimpiadi estive di sempre dal presidente del comitato olimpico internazionale Juan Antonio Samaranch.

Apollo e Atena – Atene 2004

Le mascotte delle olimpiadi di Atene del 2004 volevano ricordare lo stile delle statue greche di Apollo e Atena, ma furono criticate perché considerate troppo rozze. Le olimpiadi però rappresentarono una grande occasione di modernizzazione per la città, che ristrutturò anche l’aeroporto e il sistema di trasporti urbani.

Fuwa – Pechino 2006

Le cinque mascotte delle ultime olimpiadi di Pechino furono disegnate ispirandosi in parte agli anime e in parte alla tradizione folkloristica cinese. Molti interpretarono la scelta delle cinque mascot come un riferimento allo strapotere numerico della popolazione cinese rispetto al resto del mondo. L’effetto economico prodotto da quelle olimpiadi per il Paese non è ancora del tutto noto; sappiamo invece che Han Mellin, l’artista che le ha disegnate, fu costretto a disegnare più di mille varianti prima che il governo si decidesse su queste cinque e che l’operazione gli costò così tanto stress che durante il processo di lavorazione ebbe due infarti e che da allora ha sempre rifiutato di essere associato ufficialmente a quei disegni.