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  • venerdì 21 Maggio 2010

Bangkok due giorni dopo

Il "ritorno alla normalità" è forzato, e le opposizioni al governo sono state solo indebolite dalla repressione

Otto dei principali leader delle camicie rosse sono stati arrestati durante gli scontri di mercoledì

A due giorni dai violenti scontri scoppiati in città tra camicie rosse ed esercito tailandese, cosa succede a Bangkok? La situazione sembra essersi calmata, almeno secondo il primo ministro Abhisit Vejjajiva, l’uomo contestato dai manifestanti, che ha affermato di aver riportato la pace nella capitale a distanza di poche ore dalle violenze. Secondo il premier della Tailandia, si potrà «procedere rapidamente a un ritorno alla normalità» dopo una settimana di scontri che ha lasciato sul terreno centinaia di feriti e almeno 50 vittime, compreso il fotoreporter italiano Fabio Polenghi.

Assecondando le richieste dei loro leader, le camicie rosse hanno abbandonato Bangkok per fare ritorno nelle aree settentrionali del paese, riferisce la BBC. Nella zona di Chiang Mai i manifestanti sono stati accolti con applausi e ovazioni dalla popolazione, critica nei confronti del governo. Le aree settentrionali e nord-orientali della Tailandia sono per un ritorno del precedente primo ministro Thaksin Shinawatra, cacciato nel 2006 con un colpo di stato che consentì a Vejjajiva di prendere il potere.

Nonostante la capitale sia avviata verso la normalità, molte delle persone che hanno partecipato alle proteste hanno confermato di voler far sentire ancora il loro dissenso per indurre il primo ministro a dimettersi e andare a nuove elezioni. Coordinare i manifestanti sarà però più difficile: ben otto dei principali leader delle camicie rosse sono stati arrestati durante gli scontri di mercoledì dalle forze dell’ordine.

Dopo le violenze e le devastazioni dell’ultima settimana, Vejjajiva si è rivolto alla popolazione attraverso un messaggio televisivo determinato, ma accomodante:

Cari cittadini, viviamo tutti nella stessa casa. Ora, la nostra casa è stata danneggiata. Dobbiamo aiutarci a vicenda. Possiamo sicuramente riparare gli edifici e le infrastrutture danneggiati, ma la cosa davvero importante e far rimarginare le ferite e riportare l’unità tra la popolazione della Tailandia.

Vejjajiva ha confermato di voler coinvolgere il parlamento e le altre istituzioni in un ampio dibattito per non trascurare le richieste emerse durante i giorni delle proteste. Il premier ha anche promesso l’avvio di una indagine indipendente per ricostruire gli eventi degli ultimi giorni e sanzionare le eventuali irregolarità da parte delle forze dell’ordine, accusate dai manifestanti di aver in più occasioni esploso colpi ad altezza uomo.

Mentre la politica cerca di ricucire i rapporti, Bangkok si lecca le ferite e cerca di superare il duro colpo dei giorni scorsi. Sempre la BBC segnala l’avvio di una massiccia opera di pulizia per le strade devastate dagli incendi, dai blindati dell’esercito e dalle barricate piazzate dai manifestanti. Le pattuglie delle forze dell’ordine controllano le operazioni e cercano di bonificare le aree degli scontri rimuovendo armi e oggetti pericolosi.