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  • Mercoledì 19 maggio 2010

I militari attaccano i ribelli a Bangkok, ucciso un fotoreporter italiano

Un fotoreporter italiano sarebbe rimasto ucciso nel corso dei violenti scontri tra camicie rosse ed esercito tailandese

Aggiornamento delle 13:16
Le strade di Bangkok iniziano a svuotarsi in vista del coprifuoco, ma alcune sacche di resistenza continuano la protesta non sempre pacificamente. Molte camicie rosse, racconta il corrispondente Ben Doherty, non hanno dato retta ai loro leader e all’appello di fermare le manifestazioni in seguito alla dura repressione di oggi. Red Radio, la radio che sostiene le proteste, ha invitato le camicie rosse a dar fuoco alle banche.

12:41
Attraverso un messaggio in TV, un portavoce del governo ha chiesto alla popolazione di contribuire alla ricerca dei leader della protesta ancora liberi in città. Intanto la Bank of Thailand ha confermato che i prossimi due giorni saranno di vacanza per gli istituti bancari e finanziari per ragioni di sicurezza e ordine pubblico.

12:19
Le autorità hanno imposto alle emittenti televisive di sospendere la normale programmazione. Le trasmissioni dovranno essere approvate dal governo, che entro poche ore dovrebbe mettere in onda un comunicato ufficiale sui disordini e l’azione repressiva dell’esercito.

11:57
Secondo l’Erawan Emergency Medical Center, il numero complessivo delle vittime negli scontri degli ultimi giorni è arrivato a quota 41, mentre i feriti sono quasi 350.

11:31
Reuters segnala la pubblicazione di un nuovo filmato sugli scontri nella capitale tailandese delle ultime ore. Nel video un mezzo blindato avanza verso una barricata costruita dalle camicie rosse e tenta uno sfondamento. I copertoni utilizzati per realizzare le barricate sono stati incendiati per rendere più difficoltose le operazioni militari e ridurre la visibilità. Nel filmato si vedono anche le alte colonne di fumo che muovono dal centro città.
https://www.youtube.com/watch?v=Mho9XER9Gho
11:11
Il governo conferma il coprifuoco, riferisce Reuters. Nella capitale sarà attivo tra le 20 e le 6 del mattino.

10:42
Lo staff del Bangkok Post ha dovuto evacuare il palazzo del giornale poco dopo le 15 (le 10 in Italia) a causa di un assembramento di camicie rosse dirette verso la sede del quotidiano. Il medesimo edificio ospita anche il giornale Post Today.

10:37
Diversi edifici nel centro di Bangkok sono colpiti da alcuni violenti incendi. Il fuoco ha anche invaso il primo piano della Borsa.

10:13
Il live blog del Guardian sugli scontri a Bangkok propone la testimonianza di un abitante della capitale, Geoff Peace, vicino alle posizioni del governo. Il lettore segnala che alcuni leader della protesta non si sono ancora arresi e sono ora sparpagliati nella capitale. Potrebbero dunque verificarsi nuove violenze isolate in altre aree di Bangkok, difficilmente controllabili dalle forze dell’ordine. La scelta di attivare il coprifuoco appare dunque inevitabile.

10:04
Per ragioni di sicurezza, il ministro della difesa ha confermato che è previsto un coprifuoco per la notte a Bangkok.

9:47
Il ministro dell’economia tailandese ha accolto positivamente l’annuncio della fine delle proteste. Il paese iniziava ad accusare il colpo a causa della riduzione dei flussi turistici dovuta alla situazione instabile nella capitale e in altre aree della Tailandia.

9:16
L’agenzia di stampa Associated Press ha da poco diffuso le prime immagini dall’area degli scontri tra esercito tailandese e manifestanti a Bangkok. Nel filmato si vedono alcuni soldati che sparano ad altezza uomo, mentre le strade della città sono invase dalla spessa coltre di fumo dei fumogeni. Alcuni mezzi blindati muovono verso l’area in cui si trovano le camicie rosse, mentre altre squadre dell’esercito pattugliano la zona.
https://www.youtube.com/watch?v=YTA-ca9hBhw
9:07
Un portavoce dell’esercito ha confermato con un messaggio televisivo che la situazione nell’area delle proteste è ora sotto controllo. L’offensiva contro le camicie rosse è stata dunque sospesa.

8:51
Alcuni leader delle camicie rosse sono intervenuti davanti alla telecamere delle televisioni tailandesi per annunciare la fine della protesta. Ai manifestanti è stato richiesto di abbandonare la zona per evitare altre violenze. La polizia ha arrestato diversi leader della protesta.

8:40
Il fotoreporter italiano ucciso durante l’assalto dell’esercito tailandese è Fabio Polenghi. Il fotografo aveva 45 anni e sembra sia stato colpito a morte al torace e all’addome. Un’amica di Polenghi ha riconosciuto il corpo del fotoreporter osservando le immagini trasmesse dalla televisione. Il fotografo era single e viveva a Milano, ma da circa tre mesi era in Tailandia per conto di una rivista europea.

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Almeno cinque morti e oltre cinquanta feriti: i militari hanno attaccato ieri sera la zona presidiata dalle camicie rosse. Tra le persone uccise sembra ci sia anche un fotoreporter italiano: la notizia è stata diffusa da alcune agenzie di stampa e ha avuto successive conferme dalle forze di polizia. L’informazione sta venendo verificata dai responsabili del Ministero degli esteri e dall’ambasciatore italiano nell’area. Le generalità del fotoreporter sono ancora ignote.

Le camicie rosse si sono scontrate con le forze dell’esercito quando era ancora notte e hanno cominciato ad allontanare i manifestanti accampati nel centro della città. Nella zona sarebbero stati lanciati anche gas lacrimogeni e ci sarebbero almeno cinque persone a terra. Si calcola che gli scontri degli ultimi giorni abbiano portato ad almeno 37 morti, ma le informazioni sono carenti.

I militari hanno raggiunto l’area della protesta, diffondendo un chiaro annuncio verso i manifestanti: «Lasciare questo luogo immediatamente. Gli ufficiali stanno per condurre un’operazione». Poco dopo alcuni mezzi blindati si sono portati in zona per rompere alcune barricate e si sono arrestati a pochi passi dai tremila manifestanti. Stando a quanto riferisce il governo, l’operazione avrebbe consentito alle truppe di guadagnare il controllo del Lumpini Park, un’ampia area a sud del centro città dove si erano concentrate parte delle manifestazioni.

Le camicie rosse hanno rinforzato le barricate e dato fuoco a copertoni e altro materiale per tenere alla larga i soldati. Alcuni uomini dell’esercito hanno guadagnato una posizione su un cavalcavia e hanno iniziato a sparare in direzione della folla, raccontano alcuni testimoni. Ufficialmente per ragioni di sicurezza, ai giornalisti presenti in città è stato vietato di raggiungere la zona degli scontri.

Iniziative analoghe erano state realizzate anche nei giorni scorsi e avevano portato al ferimento e all’uccisione di numerosi manifestanti. Le forze dell’ordine accusano le camicie rosse di utilizzare donne e bambini come scudi per complicare le operazioni di polizia. Dal canto loro, invece, le camicie rosse accusano i militari di sparare indiscriminatamente verso i manifestanti, nonostante l’esercito affermi di consentire ai soldati di esplodere colpi solo se la loro vita è in pericolo.

Le camicie rosse contestano la leadership del primo ministro Abhisit Vejjajiva, salito al potere nel 2006 con un colpo di stato sostanzialmente accettato pacificamente dalla monarchia locale e da buona parte della popolazione. I manifestanti ritengono l’attuale governo illegittimo e ormai da settimane si battono per un rapido ritorno alle urne, senza trovare un accordo con l’esecutivo tailandese.

Secondo il governo, infatti, con le camicie rosse si potrà aprire un serio confronto solo se abbandoneranno le aree della protesta a Bangkok. Vejjajiva ha in più di una occasione ventilato la possibilità di ricorrere alle elezioni anticipate, accogliendo le richieste delle camicie rosse, ma al tempo stesso ha prospettato tempi più lunghi per tornare al voto rispetto a quanto richiesto dai manifestanti che vorrebbero andare alle urne prima dell’estate.