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  • giovedì 20 Maggio 2010

La cricca contro Arata Isozaki

La prima pagina del Giornale oggi ospita un circo di elementi pop che non sarebbe capace nemmeno Rolling Stone. Cominciamo da sinistra, dove è pubblicato un botta e risposta tra Bruno Vespa e Vittorio Feltri dopo che il secondo le aveva cantate al primo, ieri. Poi, al centro, una delle consuete aperture del Giornale contro la sinistra, ma in questo caso sostanziata da una fotografia che può essere irrilevante quanto volete sul piano sostanziale, ma fa effetto: per le intenzioni del Giornale è perfetta. Mostra il sindaco di bari Michele Emiliano intento a stappare dello champagne assieme a Fabio De Santis e Angelo Balducci. C’è molta allegria e molta concitazione da stappo. Fa-effetto. Il titolo è “Champagne, ecco il brindisi tra la cricca e la sinistra”. La storia è quella della concessione dell’appalto per la ricostruzione del Teatro Petruzzelli di Bari a Balducci e De Santis. E se la foto e l’apparente intimità non dimostrano niente, l’appalto invece qualcosa racconta: o la “cricca” operava con tutti normalmente senza che questo implicasse necessariamente vicende losche, e questo allora vale per molti nomi fatti in queste settimane, oppure operava solo con modalità di baratto, e allora bisogna capire come sia andata col Petruzzelli.

Ma dopo il litigio tra anziani giornalisti nato da una trasmissione tv e la foto festaiola, il Giornale ha ancora una freccia al suo arco stracult. L’articolo del vicedirettore Nicola Porro sulle questioni della “cricca”, che si apre con la citazione di un verbale telefonico: l’intercettato è “un perdente su un appalto (perso appunto) al Teatro della musica di Firenze: vince un’impresa romana con annesso architetto capitolino e la ditta toscana ben collegata al potere rosso della regione arriva solo seconda”:

«Sono dei banditi e sono più bravi, perché vedi io ho scelto Arata Isozaki e loro hanno scelto l’architetto di Veltroni. Che c… vuol dire Isozaki»

La storia di quell’appalto comincia a essere nota, ma l’entrata in scena nelle conversazioni registrate di Arata Isozaki, una delle maggiori star dell’architettura mondiale da qualche decennio, è un salto di qualità spettacolare che prelude a possibili evoluzioni hollywoodiane: Balducci che rifà il sottotetto a George Clooney, o la moglie di Scajola che parla al telefono con Mick Jagger.

Ma scherzi a parte, la questione Isozaki è affascinante anche sotto altri profili (la questione del Teatro della musica e dei suoi appalti sta nelle indagini già da molto): l’intercettato stesso se ne accorge, dandosi del fesso per aver scelto un grande architetto giapponese di cui ogni città del mondo vorrebbe ospitare un progetto piuttosto che un architetto presunto amico di qualcuno (a vincere il concorso fu il progetto di Paolo Desideri, di cui non si discutono qui le qualità). Ed è notevole che quella logica romana prevalga su quella fiorentina, rimasta ancorata a secoli di nobili commissioni architettoniche, ma che già aveva costruito un superguaio sul progetto per la nuova loggia degli Uffizi sempre del povero Isozaki.

È un peccato essere italiani, in tutto questo: a guardarla da fuori, dev’essere divertente.