Il paese più indebitato d’Europa

Il Wall Street Journal racconta le preoccupazioni del mondo per la nostra economia

Il fondo di salvataggio stanziato dall’Europa per rassicurare i mercati ed evitare il tracollo della moneta unica ha rasserenato il clima sulle economie più sofferenti dell’Unione. Per molti paesi rimane però il problema della riduzione del debito, a fronte di un tasso di crescita praticamente nullo. È il caso dell’Italia, il paese più indebitato d’Europa, ed è la ragione per cui il mondo ci guarda con qualche preoccupazione.

Fino a questo momento, racconta il Wall Street Journal, i mercati hanno considerato l’Italia meno a rischio di paesi come la Grecia o la Spagna. Ma un suo eventuale collasso avrebbe conseguenze disastrose, principalmente a causa del suo gigantesco debito pubblico, che è grande tre volte quello della Grecia.

“Se l’Italia non riuscirà a ridurre il debito, è la fine dell’euro”, dice l’economista François Chauchat. A guardare i dati dell’ultimo anno l’Italia sembrerebbe relativamente in salute: il suo rapporto tra deficit e pil è pari al 5,3 per cento, inferiore a quello greco nonché alla media europea. Secondo l’economista Ben May, messa in confronto agli altri paesi del Mediterraneo l’Italia è “il ritratto della salute”.

Non ci sono però motivi per essere ottimisti.

Le entrate fiscali sono stagnanti a causa della crescita bassa, le imprese stanno lasciando l’Italia del nord a vantaggio di mercati dai costi inferiori come l’Europa dell’est o la Cina. Negli ultimi dieci anni il prodotto interno lordo italiano è cresciuto a un tasso medio dello 0,54 per cento. Il ministro del tesoro stima per il 2010 una crescita pari all’uno per cento, a fronte del crollo del 5,1 per cento riscontratosi nel 2009. Non c’è modo nemmeno di rinforzare le entrate attraverso l’aumento delle tasse, a causa della massiccia evasione fiscale.

La situazione è resa più complessa dalla situazione in cui versa il meridione d’Italia, e dal fatto che ampi settori della maggioranza parlamentare spingano il governo Berlusconi a continuare a riversare denaro nelle casse del sud, la cui economia dipende in modo significativo dal settore pubblico. Il risultato è che il debito aumenta, invece di diminuire: quest’anno arriverà al 118 per cento del pil. E i nodi stanno per venire al pettine.

I problemi seri arriveranno quando la crescita delle entrate fiscali non riuscirà più a tenere il passo del costo crescente del debito. “Se gli interessi che paghi sul debito sono più alti del tasso di crescita”, sostiene l’economista Gabriel Stein, “sei in trappola: il debito non può che continuare a crescere”.

Le preoccupazioni sul debito dell’Italia stanno innervosendo gli investitori, e a poco servono le rassicurazioni del governo. Nonostante l’introduzione dell’euro, infatti, gli italiani continuano ad acquistare prevalentemente obbligazioni italiane, neanche a fronte di segnali diversi da parte del mercato. E gli investitori stranieri, che in passato hanno apprezzato le obbligazioni italiane per il loro tasso di rischio relativamente basso, potrebbero presto cambiare idea, esponendo l’Italia ai rischi della speculazione che hanno messo in ginocchio la Grecia. Con tutto quel che ne verrebbe.

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