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  • mercoledì 5 Maggio 2010

C’è mancato poco a perderlo

I capi d'accusa per l'attentatore sono terrorismo e distruzione di massa

E iniziano le polemiche: l'FBI l'aveva perso per qualche ora, e la compagnia aerea non si è accorta subito che fosse nella "no-fly list"

La CBS riporta che, dopo la confessione di Faisal Shahzad, sono stati resi noti i capi d’accusa per cui verrà processato dalla corte federale di Manhattan: terrorismo e possesso di armi di distruzione di massa.

Le accuse sono contenute in una denuncia (pdf) compilata ieri. Sulla denuncia è anche riportata la confessione dell’attentatore: il cittadino americano di origini pakistane ha ammesso di aver comprato il SUV, averci messo dentro una bomba fatta in casa e averlo poi parcheggiato sabato scorso a Times Square, dove — grazie all’avvistamento di un venditore ambulante di t-shirt — il suo attentato è fallito. Ha ammesso di aver imparato a fabbricare la bomba in Waziristan, zona con una forte presenza di talebani pakistani. Non ha fatto menzione di Al-Qaeda.

Il New York Times intanto si chiede come Faisal Shahzad abbia potuto prenotare il volo verso Dubai che l’avrebbe portato all’estero solo un giorno dopo il fallito attentato.

Funzionari del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, dell’FBI e di altre agenzie hanno dichiarato che, sebbene Shahzad sia stato fermato prima di volare via, ci sono state almeno due mancanze significative nella reazione dell’FBI e della compagnia aerea, che gli hanno permesso di arrivare molto vicino alla fuga.

Primo: dopo averlo identificato come il possessore della Nissan, il team di sorveglianza dell’FBI ha perso le tracce di Shahzad, e non si sa per quanto tempo. Gli investigatori non avevano quindi idea che il terrorista stesse per fuggire all’estero, fino a quando la lista dei passeggeri è stata inviata al Customs and Border Protection pochi minuti prima della partenza.

Secondo: lo staff della compagnia aerea, la Emirates, avrebbe dovuto controllare la “no-fly list”, la lista di chi non può lasciare il paese: il nome di Shahzad era stato aggiunto solo sette ore prima, ed era in evidenza. Se se ne fossero accorti, Shahzad sarebbe stato trovato al momento della prenotazione. Solo un secondo step — l’invio della lista finale dei passeggeri al National Targeting Center — ha permesso agli analisti di accorgersi che Shahzad di lì a pochi minuti si sarebbe imbarcato su un volo per Dubai.

Un portavoce della Emirates non ha voluto commentare l’errore della compagnia. E nonostante le dichiarazioni soddisfatte di Obama che si è complimentato con gli investigatori, anche il sindaco di New York Bloomberg ha ammesso: “siamo stati fortunati”.

In un altro articolo, sempre sul New York Times, James Barron critica l’eccessivo rilascio di “informazioni preliminari” — poco certe e arrivate da fonti non rese note — da parte di politici e ufficiali nelle ore e nei giorni seguenti all’attentato, soprattutto durante le loro apparizioni televisive.