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  • lunedì 3 maggio 2010

“Claudio Scajola impiccato alle sue parole”

Anche il faccendiere di Anemone smentisce la versione di Scajola, nuovi dettagli su Lunardi

"Le case e la loro compravendita come strumento di dissimulazione di tangenti", scrive Bonini

L’attentato di New York, la macchia di petrolio al largo della Louisiana e l’accordo Fmi-Ue sulla Grecia hanno l’effetto di far scivolare a pagina 12 la nuova puntata dell’inchiesta di Carlo Bonini sul ministro Scajola. Ma non ci sono dubbi che in condizioni più tranquille il pezzo di oggi sarebbe stato l’apertura della prima pagina. Bonini racconta di come l’architetto Angelo Zampolini, durante un interrogatorio del 23 aprile, avrebbe affermato di avere consegnato personalmente a Claudio Scajola gli ottanta assegni circolari che il ministro avrebbe poi utilizzato per acquistare l’appartamento con vista sul Colosseo. La stessa circostanza è confermata dalle sorelle Papa, che vendettero l’appartamento a Scajola, sulle pagine del Corriere della Sera. Insomma, secondo Bonini la versione di Scajola traballa parecchio:

Claudio Scajola rimane impiccato alle sue parole. Già smentito da evidenze documentali (le tracce lasciate dagli ottanta assegni circolari della provvista messa a disposizione dal costruttore Diego Anemone per l’acquisto della casa di via del Fagutale 2), il ministro per lo Sviluppo Economico dà ora delle bugiarde a Beatrice e Barbara Papa, le sorelle che gli hanno venduto nel 2004 il “mezzanino da 180 metri quadri”, ma inciampa in un teste che delle due signore conferma la versione. È l’architetto Angelo Zampolini, la “tasca” di Diego Anemone, l’uomo degli assegni per 900mila euro. Interrogato la sera del 23 aprile a Perugia dai pm che gli contestano i reati di associazione a delinquere e riciclaggio, il professionista dichiara: «Il giorno del rogito portai gli ottanta circolari nel luogo in cui venne firmato l’atto». Un ufficio in via della Mercede, a Roma, «nella disponibilità del ministero per l’Attuazione del Programma».

Il pezzo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera fornisce qualche altro dettaglio sulle affermazioni di Zampolini.

In quel momento Zampolini non sa che agli atti è già stata acquisita la testimonianza di Laid Ben Fathi Idri, l’autista tunisino di Angelo Balducci che ebbe il compito di prelevare i soldi in contanti e consegnarli al professionista, come del resto aveva già fatto molte volte in passato. «Vi darò una versione che non vi sembrerà credibile – quasi si giustifica – perché io quei soldi li ho ricevuti da un cittadino tunisino che collaborava con Anemone,, ma non saprei come rintracciarlo». I magistrati lo informano che i carabinieri del Ros lo hanno rintracciato e soprattutto che l’uomo ha già ammesso di aver consegnato «buste dal contenuto sconosciuto a vari soggetti, alcuni anche ministri».

Sempre Bonini su Repubblica racconta anche di come stiano emergendo maggiori dettagli anche riguardo il ruolo dell’ex ministro delle infrastrutture Lunardi, il cui nome era stato tirato fuori proprio dall’autista di Balducci, il tunisino Fathi.

Accade infatti che in quel famigerato 2004 in cui Scajola ha la fortuna di trovare 180 metri quadri che guardano il Colosseo a soli 610mila euro, Lunardi junior abbia altrettanta fortuna nel cedere per circa 400mila euro un appartamento a Monti praticamente invendibile, perché gravato da abusi. L’acquirente malaccorto, casualmente, si chiama Claudio Rinaldi, già numero due di Balducci alle Grandi Opere e quindi commissario per i Mondiali di Nuoto e il G8 della Maddalena. Interrogato nei giorni scorsi a Perugia, Rinaldi, indagato per corruzione e associazione a delinquere, ha definito quella compravendita «un possibile affare» non rivelatosi poi tale. […] Le case, dunque, e la loro compravendita come strumento di dissimulazione di tangenti. In questa inchiesta appare sempre più questa una delle leve in grado di scoperchiare il segreto del «Sistema» di cui Anemone e Balducci continuano a essere i depositari. E per averne una ennesima prova sarebbe sufficiente leggere l’appunto sequestrato in casa Balducci al momento dell’arresto e che lui stesso aveva affannosamente redatto quando aveva capito di essere perduto. «Appartamento in via dei Cartari 11 acquistato al presso di un milione di euro. Risulta pagato con assegno dell’ingegner Angelo Balducci solo per 130 mila euro. Il saldo fu corrisposto mediante assegni circolari tratti dal conto corrente dell’architetto Zampolini per complessivi 670 mila euro. Di 200 mila euro a saldo dell’operazione non c’è traccia bancaria».

E non ci vuole molto nemmeno a smentire le avventate dichiarazioni di Scajola sul prezzo dell’appartamento al Colosseo. Ci pensa Mattia Feltri, sulla Stampa.

Claudio Scajola acquistò casa con vista sul Colosseo nel 2004. Secondo l’accusa, la casa costò 1 milione e mezzo, e 900 mila euro furono pagati dal costruttore Diego Anemone. Scajola nega: «Ho pagato la somma pattuita pari a 610 mila euro». In una delle tante interviste lette sui quotidiani di sabato, il giornalista chiede: «610 mila euro per 180 metri quadrati, non le sembra poco?». Scajola risponde: «Mi sono documentato in questi giorni. Basta fare una rapidissima indagine sui prezzi degli immobili a Roma in quel periodo e si vedrà come il prezzo da me pagato sia in linea con quello di mercato per un immobile di quel tipo in quella zona». In effetti basta fare una rapidissima indagine e si scopre (Censis 2005) che nel 2004 Roma era la città più cara d’Italia: il prezzo medio al metro quadrato era di 3 mila e 900 euro. Prezzo medio, e cioè facendo sintesi fra una casa di borgata e una, diciamo, vista Colosseo. Ma Scajola (che colpo!) la pagò 3 mila e 300 euro al metro. Sotto la media: magia. Il quartierino in questione sorge a Colle Oppio (cento metri dal Colosseo, proprio sulla Domus Aurea di Nerone): se uno fa un giretto in Google, e controlla i prezzi del 2004 a Colle Oppio, vedrà che il ristrutturato non era mai sotto i 10 mila euro al metro e poteva arrivare a 14-15 mila. Il non ristrutturato, se andava bene, ma proprio bene, si attestava sui 7 mila e 500 euro. Ecco, basta fare una rapidissima indagine e si scopre che Scajola è quantomeno un uomo molto fortunato. Ma se sopravvive il sospetto che Scajola acquisti appartamenti alla metà della metà perché è un uomo abile, beh, uno così bisognerebbe farlo Presidente dei Mutuatari, o forse ministro della Casa (con vista), oppure direttamente Santo.

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