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Ieri ha chiuso il loft veltroniano

Il loft ha chiuso.
Il Partito Democratico è già diventato un’altra cosa. Se il superamento della divisione tra ex DS ed ex Margherita sembra abbastanza compiuto (anche grazie alla inavvertita fuoriuscita dei rutelliani), il resto del progetto iniziale è in revisione dalle dimissioni di Veltroni in poi. E la fase Bersani – pur stentando a costruire, o recuperare, un progetto alternativo – è palesemente un’altra fase.

E ieri, racconta Marco Damilano, ha chiuso il loft, simbolo di quel progetto veltroniano ormai fallito (c’è chi dice per i suoi limiti e chi perché non si è realizzato adeguatamente: ma lo dicevano pure del comunismo).

Alcuni militanti che lavorano nel loft sono arrivati e hanno trovato il portone sbarrato: non erano stati neanche avvertiti. Fine di una storia. Quella del loft, sede moderna e americana, senza porte chiuse, solo spazi aperti, come si proponeva di essere il Pd. Anche se aveva finito per assomigliare alla casa di Sergio Endrigo, «una casa molto carina/ senza soffitto senza cucina/non si poteva entrarci dentro/perché non c’era il pavimento. Non si poteva fare la pipì/perché non c’era vasino lì/Ma era bella, bella davvero/In via dei matti numero zero». Un po’ come il partito che ospitava.
La Casa del Pd non c’è più, doveva essere sostituita da un edificio più solido, ci avevano promesso, ma ancora non si è costruito il tetto né il pavimento.

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