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  • giovedì 22 aprile 2010

Vulcani, avanti il prossimo

Risolta la grana del vulcano islandese, ecco quali sono i vulcani da tenere d'occhio

La caldera di Yellowstone registra attività crescente. Non succede, ma se succede...

Insomma, abbiamo capito che i vulcani possono essere una gran scocciatura: anche se l’eruzione non minaccia direttamente persone o cose, anche se non abitiamo nelle vicinanze di un vulcano, anzi, anche se ci troviamo a decine di migliaia di chilometri, a un certo punto l’attività di un vulcano da qualche parte nel mondo potrebbe riguardarci e darci qualche fastidio.

Quindi è meglio premunirsi e sapere cosa ci aspetta: ora che ci siamo tolti di mezzo il vulcano islandese Eyjafjallajokull, quale sarà il prossimo grande vulcano di cui preoccuparsi? La lista – messa insieme da Kayvan Farzaneh e Peter Williams su Foreign Policy – riguarda mezzo mondo: dall’Asia all’Africa, dall’Europa persino agli Stati Uniti.

Il vulcano Merapi è uno di quelli che desta maggiori preoccupazioni: si trova in Indonesia e la sua ultima eruzione – maggio 2006 – provocò un terremoto che uccise più di cinquemila persone. Un’altra eruzione del 2007 diede vita a una colonna di fumo alta oltre sei chilometri. Secondo i vulcanologi, l’attività di Merapi può dar vita una volta ogni mille anni a un’eruzione pliniana, che Wikipedia descrive come

un tipo di eruzione che […] porta a far esplodere parzialmente o, nei casi più disastrosi, totalmente il vulcano. Durante l’esplosione una grande colonna di ceneri, lapilli e gas detta colonna eruttiva si eleva per decine di chilometri nell’atmosfera. Terminata la spinta dei gas le ceneri e i lapilli ricadono formando colate piroclastiche devastanti per le regioni adiacenti all’eruzione.

L’ultima eruzione pliniana di Merapi risale all’anno 1006. I conti fateli da voi.

Il vulcano Nyiragongo, in Congo, ha caratteristiche simile a quelle del vulcano Merapi. E si trova molto vicino a Goma, una città abitata da duecentocinquantamila persone. Desta preoccupazione anche il vulcano Avachinsky, che si trova in Russia nella penisola del Kamchatka (esiste!) e nelle immediate vicinanze della città di Petropavlovsk. Poi c’è Santa María, in Guatemala, la cui eruzione nel 1902 restò nella storia come una della quattro eruzioni vulcaniche più grandi del ventesimo secolo. Le vittime furono cinquemila, ma una successiva epidemia di malaria conseguente ai disagi uccise molte altre persone: la nube frutto dell’eruzione aveva ucciso tutti gli uccelli dell’area, che venne completamente invasa dalle mosche.

L’ultimo vulcano nella lista di Foreign Policy è il supervulcano di Yellowstone, la cui ultima eruzione risale a 640 mila anni fa. Proprio le tre più grandi eruzioni della caldera hanno dato vita alla Henry’s Fork Caldera, alla Island Park Caldera e alla Yellowstone Caldera. Fortunatamente è molto improbabile che il supervulcano di Yellowstone possa eruttare di qui a poco. Ma questo non vuol dire che non possa accadere mai.

Nell’ultimo decennio alcuni scienziati hanno manifestato preoccupazione per il movimento della falda di Yellowstone: movimenti che possono essere interpretati come un aumento della pressione magmatica e quindi l’indicatore di una prossima futura attività. Cosa succederebbe in caso di eruzione del vulcano di Yellowstone? Settantamila anni fa un vulcano di simili dimensioni eruttò in Indonesia. Gli scienziati stanno ancora dibattendo sulle conseguenze di quell’eruzione, molti ipotizzano che l’esplosione potrebbe cambiare il corso dell’evoluzione umana, portando il mondo in un perenne inverno frutto della nube che ne sarebbe generata.

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